Nel secondo esame del Dl Pnrr 2, il Governo introduce una stretta antievasione per bloccare la pratica del “pre-conto” che poi non si trasforma in scontrino e ricevuta fiscale. Nascosta nel tecnicismo della cancellazione di un rinvio a un altro comma, arriva l’eliminazione di ogni dubbio per la trasmissione delle transazioni giornaliere pagate con moneta elettronica presso negozi, esercizi e studi. Nessuna differenziazione tra consumatori finali e operatori economici (business to business). Tutti i dati dei pagamenti effettuati andranno infatti trasmessi dagli intermediari che emettono carte e bancomat. L’obiettivo del fisco non è avere i dati di chi acquista che non saranno interessati dalle trasmissioni ma quelle di chi vende beni o servizi non saldati con il contante. Informazioni che serviranno a fare il paio con quelle dei corrispettivi telematici per verificare eventuali discordanze. Altra conferma rispetto al testo già approvato in prima battuta dal Governo il 14 aprile è l’estensione dell’obbligo di fattura elettronica ai forfettari a partire dal 1° luglio. Resta, però, l’esclusione fino a tutto il 2023 per le micro-partite Iva che hanno ricavi o compensi, ragguagliati ad anno, fino a 25mila euro da “misurare” sul periodo d’imposta precedente.
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