È salita la tensione nei corridoi delle istituzioni europee dopo la proposta avanzata dal vicepresidente del Parlamento europeo, Victor Negrescu, di istituire una tassa comunitaria sul settore del gioco d’azzardo online. L’idea, sostenuta da una parte dei Socialdemocratici europei, punta a introdurre un livello di fiscalità europeo per le attività di iGaming al fine di rafforzare le entrate del bilancio dell’Unione e sostenere politiche pubbliche strategiche come istruzione e formazione.
Secondo Quanto emerso da una recente analisi della struttura di ricerca del Parlamento, il comparto dei giochi e delle scommesse online in Europa potrebbe aver raggiunto un fatturato complessivo vicino ai 200 miliardi di euro, con un trend di crescita regolare. Anche una tassa modesta dell’1% sui profitti di questo mercato potrebbe generare “decine di miliardi di euro” di entrate aggiuntive per l’UE, senza incidere direttamente sui consumatori o sui bilanci nazionali.
Un mercato in rapida espansione, tra opportunità e criticità
L’ipotesi di una tassazione europea cade in un contesto in cui il gioco online ha ormai superato da tempo il segmento fisico in diversi Paesi: ad esempio, nel 2024 la raccolta online in Italia ha superato i 92 miliardi di euro, a fronte di oltre 65 miliardi dal gioco tradizionale. Altre economie europee registrano dinamiche analoghe, con mercati in crescita e contributi fiscali che diventano sempre più rilevanti per le casse pubbliche.
Tuttavia, la proposta di Bruxelles non è priva di critiche. In particolare, le autorità di Malta — Paese con un ruolo di primo piano nel licensing e nell’hosting di operatori di iGaming — hanno espresso forte preoccupazione per l’impatto che una tassa comunitaria potrebbe avere sull’economia locale e sulla competitività del settore.
Ostacoli politici: serve l’unanimità degli Stati membri
Un altro nodo istituzionale riguarda la competenza fiscale dell’Unione europea. Nonostante il Parlamento europeo possa aprire il dibattito e proporre linee guida, l’introduzione di una tassa comune richiederebbe l’approvazione unanime dei 27 Stati membri, con il diritto di veto per ciascun governo nazionale. Questo condiziona fortemente le possibilità di concretizzazione della proposta, considerata ambiziosa da analisti e decisori.
Verso un confronto più ampio
L’ipotesi di una tassa europea sull’iGaming fa emergere un tema più ampio: la necessità di armonizzare regimi fiscali che, al momento, variano sensibilmente tra Paesi. Ad esempio, alcune giurisdizioni applicano imposte sui profitti o sul fatturato molto diverse, creando potenziali distorsioni competitive e fenomeni di “forum shopping” tra operatori.
Al centro del dibattito resta quindi la domanda politica: l’Unione europea deve giocare un ruolo più deciso nella fiscalità digitale e dell’iGaming, o è meglio lasciare i singoli Stati liberi di definire le proprie politiche fiscali? Le risposte non sono scontate, e la discussione è solo all’inizio.










