Il ministero della Cultura aggiorna al rialzo le tariffe per l’equo compenso per le opere audio-video tutelate da diritto d’autore ma soprattutto per la prima volta include nel perimetro anche gli spazi di archiviazione in cloud. Le associazioni dell’Ict sul piede di guerra
Nonostante le forti proteste di associazioni e operatori del settore, che per mesi hanno cercato di persuadere il Ministero della Cultura a rivedere la propria posizione, il provvedimento è ormai avviato. Il ministro Alessandro Giuli ha infatti firmato il decreto – ora in attesa dei controlli finali prima della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale – che aggiorna le tariffe dell’equo compenso per le opere audio-video protette dal diritto d’autore.
L’equo compenso è il contributo forfettario applicato all’acquisto di dispositivi tecnologici, aggiornato ogni tre anni, ma la novità principale è l’estensione per la prima volta anche agli spazi di archiviazione cloud, una scelta che rappresenta un caso unico a livello internazionale.
In base alle informazioni disponibili, mentre si attende il testo definitivo, il contributo mensile per utente sarà calcolato in funzione della memoria utilizzata: 0,0003 euro per gigabyte fino a 500 GB e 0,0002 euro per ogni gigabyte oltre tale soglia. È comunque previsto un tetto massimo mensile di 2,4 euro, mentre non verrà applicato alcun compenso per archiviazioni inferiori a 1 GB.










