L’Italia dell’istruzione e del lavoro muove passi avanti significativi, ma continua a viaggiare a due velocità e con un freno sulle retribuzioni dei più qualificati. È la fotografia scattata dall’ultimo rapporto dell’Ocse “Uno Sguardo all’Istruzione”, che come di consueto offre un’analisi dettagliata sui sistemi scolastici e sui mercati del lavoro dei 38 Paesi membri.
La spinta dei giovani: crollano i NEET, salgono i diplomati
La notizia più confortante riguarda i passi da gigante compiuti sul fronte della dispersione giovanile. Nel decennio tra il 2015 e il 2025, la quota dei cosiddetti NEET — i giovani tra i 18 e i 24 anni che non lavorano, non studiano e non seguono percorsi di formazione — è quasi dimezzata, passando dal 30% al 16%. Un risultato importante che avvicina l’Italia alla media Ocse (scesa nello stesso arco di tempo dal 16% al 13%), frutto anche di misure e programmi mirati come Garanzia Giovani, il programma GOL (Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori) e le recenti iniziative per il contrasto all’abbandono scolastico come Agenda Sud e Agenda Nord.
Analogamente, migliora il livello d’istruzione generale: la quota di giovani tra i 25 e i 34 anni privi di un diploma di scuola superiore è scesa dal 26% al 19% (sebbene resti al di sopra della media Ocse del 12%). Crescono anche le lauree tra i giovani adulti: dal 19% al 25% tra gli uomini e dal 31% al 38% tra le donne.
Il ritardo universitario e il “premio” deludente
Nonostante i segnali positivi, i nodi strutturali del sistema Italia restano evidenti. Se si allarga lo sguardo alla popolazione adulta tra i 25 e i 64 anni, solo il 22% possiede un titolo universitario: quasi la metà della media Ocse, attestata al 43%. Nel confronto internazionale, l’Italia si posiziona nelle retrovie mondiali, superando solo Paesi come Messico, Romania, India, Indonesia e Sud Africa, e restando ben lontana dai vertici occupati da Canada (64%), Irlanda (59%) e Corea del Sud (58%), ma anche dai partner europei come Francia (45%), Spagna (42%) e Germania (35%).
A scoraggiare l’investimento negli studi universitari contribuisce anche il minor ritorno economico. In Italia, la laurea offre un “premio retributivo” decisamente inferiore rispetto al resto del mondo avanzato: un lavoratore laureato a tempo pieno guadagna in media il 35% in più rispetto a chi ha solo il diploma di scuola superiore, a fronte di una media Ocse dove il vantaggio salariale raggiunge il 54%.
Un Paese diviso a metà
Infine, il rapporto evidenzia drammatiche disparità regionali. La quota di adulti laureati spazia dal 17% della Sicilia al 29% del Lazio, mentre la percentuale di persone prive di diploma oscilla dal 22% della Provincia autonoma di Trento fino al 43% della Sicilia.
Anche nell’occupazione si registrano i divari territoriali più ampi tra i Paesi dell’Organizzazione. Tuttavia, l’istruzione dimostra di essere il miglior scudo contro le disuguaglianze: la forbice occupazionale tra le diverse regioni italiane, che tocca i 38 punti percentuali tra chi non possiede il diploma, si riduce a 28 punti tra i diplomati e scende fino a 18 punti tra chi ha conseguito una laurea.










