La Commissione europea ha ricevuto ufficialmente la lettera del governo italiano che avvia la procedura per l’attivazione della clausola nazionale di flessibilità, la cosiddetta National Escape Clause (Nec), relativa agli investimenti nei settori dell’energia e della difesa. A confermarlo sono state fonti europee, dopo che nella giornata di ieri il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, aveva riferito al Consiglio dei ministri sui contenuti della missiva.
Che cos’è la clausola di flessibilità
La Nec è il meccanismo che consente agli Stati membri di deviare temporaneamente dai vincoli di bilancio previsti dal Patto di stabilità e crescita, per finanziare spese ritenute prioritarie a livello europeo. Introdotta per il riarmo, la clausola permette di sforare i parametri di Maastricht fino a un massimo dell’1,5% del Pil l’anno per le spese destinate alla difesa.
A giugno la Commissione ha deciso di estendere lo stesso impianto procedurale anche alla sicurezza energetica, riconoscendo che il rincaro dei prezzi legato al protrarsi della crisi in Medio Oriente rappresenta ormai una priorità strategica assimilabile a quella militare. La flessibilità concessa mira a sostenere le misure che rafforzano la resilienza del sistema energetico europeo e accelerano la transizione dai combustibili fossili, ed è stata annunciata a giugno nell’ambito del pacchetto di primavera del semestre europeo, in seguito al perdurare del conflitto in Medio Oriente.
La richiesta italiana
La procedura era stata sollecitata direttamente dalla premier Giorgia Meloni, che in una lettera inviata alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen aveva chiesto di equiparare la crisi energetica alla difesa come priorità strategica europea, sottolineando la forte pressione sui prezzi dell’energia in Europa e gli effetti pesantissimi e spesso asimmetrici della crisi in Medio Oriente su famiglie, imprese e competitività del blocco.
Prima della pausa estiva il Parlamento italiano aveva dato un primo via libera politico alla richiesta di circa 36 miliardi di euro di flessibilità complessiva, di cui 14 miliardi destinati specificamente alla sicurezza energetica, mentre Bruxelles attendeva la lettera formale per valutare la coerenza delle misure indicate dal governo con i requisiti fissati a livello comunitario.
I margini concessi e le condizioni
Secondo quanto emerso nei mesi scorsi, il perimetro della flessibilità energetica resta subordinato a quello, più ampio, già previsto per la difesa: le deroghe per l’energia vengono attivate seguendo la stessa procedura della clausola per la difesa, con gli Stati interessati chiamati a presentare una richiesta formale, seguita da una proposta della Commissione e dall’approvazione del Consiglio Ue. Bruxelles ha inoltre chiarito quali misure possono beneficiarne: dalle sovvenzioni per sostituire le caldaie a combustibili fossili con alternative pulite, agli investimenti per la costruzione di centrali nucleari, fino ai prestiti agevolati per la ristrutturazione delle abitazioni.
I prossimi passi
Con la lettera ora depositata a Bruxelles, si apre la fase istruttoria che porterà la Commissione a formulare una proposta da sottoporre al vaglio del Consiglio Ue. Solo dopo quel passaggio l’Italia potrà contare su un margine di bilancio aggiuntivo per finanziare gli investimenti in energia e difesa senza incorrere nelle procedure di infrazione previste dal nuovo Patto di stabilità.










