L’introduzione dell’Euro Digitale rappresenta una delle evoluzioni più significative per il futuro del sistema finanziario e dei pagamenti in Europa. In questo scenario di profonda trasformazione tecnologica e normativa, la prospettiva degli operatori del settore è cruciale per comprenderne l’impatto reale. Abbiamo intervistato Sergio Bordoni, CEO di PPI Italia, azienda di riferimento nella consulenza e nei software per i pagamenti digitali. Con lui abbiamo approfondito le sfide infrastrutturali, le opportunità per l’ecosistema bancario e le prospettive per cittadini e imprese.
- A seguito dei primi via libera del Parlamento europeo al Regolamento per l’euro digitale, siamo entrati nella fase decisiva per l’adozione della CBDC europea: cosa dobbiamo aspettarci da questa fase e quali ritiene che siano ancora le criticità da affrontare?
Il voto del Parlamento europeo rappresenta certamente un passaggio politico molto importante, ma occorre precisare che non coincide ancora con l’approvazione definitiva del Regolamento. Si apre ora la fase di confronto interistituzionale con il Consiglio e la Commissione, nella quale dovranno essere definite alcune scelte fondamentali del modello finale.
Parallelamente, il progetto entra in una fase molto più concreta. I PSP selezionati inizieranno già nel 2026 le attività di sviluppo e integrazione, in preparazione al progetto pilota previsto nella seconda metà del 2027 e della durata di dodici mesi.
A mio avviso, le principali questioni ancora da affrontare riguardano tre ambiti.
Il primo è il corretto equilibrio tra interesse pubblico e sostenibilità economica per gli operatori. L’euro digitale dovrà essere gratuito nei servizi di base per il consumatore, ma richiederà investimenti rilevanti da parte di banche, PSP, acquirer e fornitori tecnologici. Il modello di remunerazione dovrà quindi essere sufficientemente equilibrato da non trasformare l’adesione in un mero costo regolamentare.
Il secondo riguarda la semplicità di utilizzo. Il progetto avrà successo solo se l’esperienza del cliente sarà almeno comparabile a quella degli strumenti di pagamento già diffusi. Il consumatore non adotterà l’euro digitale perché è una CBDC, ma se lo troverà semplice, affidabile, accettato ovunque e realmente utile.
Il terzo punto è l’integrazione con l’ecosistema esistente: conti correnti, applicazioni bancarie, acquiring, infrastrutture di accettazione, procedure antiriciclaggio, gestione della liquidità e sistemi di assistenza. È soprattutto su questi aspetti operativi che il pilota dovrà fornire risposte concrete.
- Sono stati selezionati 36 PSP per il progetto pilota dell’euro digitale, di questi ben 7 sono italiani: quale sarà il principale ruolo di tali enti e pensa che l’Italia avrà un peso maggiore nella definizione finale del progetto?
I 36 PSP selezionati avranno un ruolo ben più ampio rispetto a quello di semplici partecipanti ad una sperimentazione tecnologica. Per il caso d’uso pilota saranno chiamati a validare il funzionamento dell’intera catena del valore dell’euro digitale, dalla distribuzione ai cittadini fino all’accettazione dei pagamenti presso gli esercenti, contribuendo a verificare sul campo processi, standard, sicurezza e modelli operativi che costituiranno la base della futura implementazione su scala europea.
Nel progetto pilota sono previsti due ruoli principali. Da un lato i Distributing PSP, che metteranno a disposizione dei clienti i servizi di apertura e gestione del conto in euro digitale, la gestione della liquidità e l’integrazione con le applicazioni bancarie. Dall’altro gli Acquiring PSP, che dovranno consentire agli esercenti di accettare l’euro digitale nei punti vendita fisici, nell’e-commerce e nei pagamenti in-app, integrando le nuove funzionalità con i sistemi di accettazione già oggi utilizzati dal mercato. La stessa architettura del Pilot evidenzia come ai PSP sia richiesto di implementare servizi di Access Management, Liquidity Management, Transaction Management e Offline Distribution, mentre l’Eurosistema mette a disposizione la Digital Euro Service Platform (DESP) e i relativi componenti di supporto.
Il loro contributo sarà quindi determinante non solo dal punto di vista tecnologico, ma anche per validare tutti gli aspetti operativi: onboarding dei clienti, gestione della liquidità, riconciliazione, rimborsi, sicurezza, resilienza ed esperienza d’uso. È proprio attraverso il confronto con casi d’uso reali che il progetto potrà evolvere verso un modello efficiente e concretamente adottabile.
La presenza di sette PSP italiani rappresenta certamente un elemento di rilievo e conferma la maturità del nostro ecosistema dei pagamenti. Più che attribuire all’Italia un maggiore peso politico nelle decisioni finali, credo sia corretto parlare di una significativa capacità di contribuire alla definizione delle soluzioni operative attraverso l’esperienza che gli operatori italiani matureranno durante la sperimentazione.
Oltre ai PSP che partecipano direttamente al progetto pilota, anche i fornitori tecnologici svolgeranno un ruolo fondamentale nel consentire alle banche di soddisfare i requisiti tecnici e funzionali della BCE. PPI sta sviluppando una piattaforma per l’euro digitale che supporti tutti i ruoli dei partecipanti all’interno dell’ecosistema, consentendo agli istituti finanziari di integrare la soluzione in base alle loro specifiche responsabilità. Con diversi importanti gruppi bancari europei siamo in fase di selezione per l’adozione della nostra piattaforma a supporto delle loro iniziative relative all’euro digitale, in particolare per soddisfare le esigenze immediate della comunità coinvolta nel progetto pilota, e prevediamo che altri istituti seguiranno l’esempio adottando la nostra architettura su larga scala man mano che l’iniziativa progredisce.
Ritengo che questo rappresenti uno degli aspetti più interessanti del progetto: il successo dell’euro digitale non dipenderà esclusivamente dall’infrastruttura centrale sviluppata dall’Eurosistema, ma anche dalla capacità dell’intero ecosistema – banche, PSP e partner tecnologici – di integrare rapidamente le nuove funzionalità nei propri sistemi, garantendo un’esperienza semplice, sicura e pienamente interoperabile. È proprio in questa capacità di industrializzare e rendere scalabili le soluzioni che vedo il principale valore aggiunto dei fornitori tecnologici.
- Dal punto di vista tecnologico e infrastrutturale, dalla BCE pare trasparire una certa sicurezza: ci sono dal suo punto di vista invece criticità o sfide a riguardo ancora da superare?
La BCE ha certamente svolto un lavoro preparatorio molto approfondito e ritengo che la fattibilità tecnologica di base non sia oggi la principale incognita. La vera sfida è passare da un’infrastruttura tecnicamente funzionante a un servizio industriale utilizzabile su scala europea.
Un sistema di questo tipo dovrà garantire contemporaneamente elevati volumi, continuità operativa, tempi di risposta molto ridotti, sicurezza informatica, tutela della privacy e interoperabilità con sistemi estremamente eterogenei.
La complessità non risiede quindi soltanto nella piattaforma centrale dell’Eurosistema, ma soprattutto nelle integrazioni ai suoi estremi: applicazioni bancarie, wallet, sistemi di core banking, infrastrutture degli acquirer, terminali di pagamento, SoftPOS, piattaforme di e-commerce e sistemi antifrode. Ci sono proiezioni che stimano un bisogno di circa 30.000 professionisti dedicati nelle varie aree IT, legal etc.. per supportare la piena implementazione di questo nuovo schema a livello Europeo.
Un altro elemento critico sarà la gestione dei processi di funding e defunding, cioè il trasferimento di liquidità tra il conto in moneta bancaria e il conto in euro digitale. Nel pilota saranno testate anche le funzioni automatiche di “waterfall” e “reverse waterfall”, che permetteranno rispettivamente di trasferire sul conto corrente gli importi eccedenti i limiti di detenzione e di utilizzare il conto corrente quando il saldo in euro digitale non è sufficiente. Per gestire correttamente questa casistica sono necessarie specifiche integrazioni con i sistemi bancari centrali e con le piattaforme di gestione operativa. In assenza della disponibilità di liquidità necessaria, la transazione deve essere rifiutata, evitando così la generazione di esposizioni finanziarie non coperte.
Infine, occorrerà verificare l’effettiva capacità del sistema di operare non solo in condizioni ordinarie, ma anche in presenza di picchi, indisponibilità parziali, tentativi di frode o malfunzionamenti di uno degli operatori coinvolti. È proprio questo il valore del pilota: trasformare un’architettura teoricamente solida in un ecosistema concretamente resiliente.
- Come recentemente affermato anche dal dottor Cipollone, le banche avranno evidenti benefici dall’adozione dell’euro digitale: è sostanzialmente d’accordo con questa affermazione o ritiene che ci siano degli aspetti ancora da valutare, e perché?
Sono sostanzialmente d’accordo sul fatto che l’euro digitale possa offrire benefici importanti alle banche.
Il primo è il mantenimento della relazione con il cliente. Il modello prevede infatti che siano le banche e gli altri PSP a distribuire il servizio, gestire l’onboarding, assistere gli utenti e integrare l’euro digitale all’interno delle proprie applicazioni. La BCE ha espressamente indicato che il rapporto con la clientela resterà in capo agli intermediari.
Il secondo beneficio è la possibilità di disporre di un’infrastruttura europea utilizzabile in tutti i Paesi dell’area euro, riducendo la dipendenza da circuiti e piattaforme extraeuropee. Per le banche, ciò potrebbe significare mantenere un ruolo centrale nei pagamenti digitali anche di fronte alla crescente concorrenza delle grandi piattaforme tecnologiche.
Il terzo riguarda la possibilità di sviluppare servizi a valore aggiunto, ad esempio in materia di gestione della liquidità, identificazione, pagamenti condizionati, servizi alle imprese e integrazione con i processi commerciali.
Non bisogna tuttavia sottovalutare gli aspetti ancora da valutare. Le banche dovranno sostenere investimenti in tecnologia, compliance, assistenza e adeguamento dei processi. Occorrerà inoltre definire un modello di remunerazione che compensi adeguatamente il ruolo svolto dagli intermediari.
Resta infine il tema dell’effetto sui depositi bancari. I limiti di detenzione, l’assenza di remunerazione e i meccanismi di collegamento automatico con il conto corrente sono stati concepiti proprio per ridurre il rischio di trasferimenti eccessivi di liquidità verso l’euro digitale. La BCE ritiene che tali misure siano sufficienti a preservare la stabilità finanziaria, ma la loro calibrazione concreta resterà un aspetto particolarmente delicato.
- Uno degli aspetti più innovativi dell’euro digitale è considerata la sua funzione offline: ritiene che questa possa essere determinante per l’adozione da parte dei consumatori o pensa che possa invece potenzialmente creare più problemi che vantaggi a livello sistemico?
La funzionalità offline è uno degli elementi che maggiormente distingue l’euro digitale dagli strumenti di pagamento elettronici tradizionali.
Può essere importante non soltanto nelle zone prive di connettività, ma anche come strumento di resilienza in caso di interruzioni delle reti, indisponibilità dei sistemi centrali o situazioni di emergenza. Inoltre, la possibilità di effettuare un pagamento direttamente tra due dispositivi può offrire un livello di riservatezza più vicino a quello del contante. La BCE prevede che i pagamenti offline possano essere regolati direttamente tra i dispositivi dell’acquirente e del beneficiario, senza una connessione internet attiva.
Non credo però che la sola funzione offline sarà sufficiente a determinare l’adozione da parte dei consumatori. Per la maggior parte degli utenti conteranno soprattutto semplicità, accettazione, affidabilità e integrazione nell’app bancaria già utilizzata.
Dal punto di vista sistemico, la modalità offline introduce inoltre complessità rilevanti. Occorre impedire la duplicazione della stessa disponibilità, gestire in modo sicuro le credenziali nei dispositivi, stabilire limiti di importo e durata, affrontare lo smarrimento o la compromissione del telefono e garantire una corretta sincronizzazione quando il dispositivo torna online.
La considero quindi una funzionalità strategicamente importante, soprattutto per resilienza e inclusione, ma da introdurre con limiti prudenti e con un’attenzione particolare alla sicurezza del dispositivo e alla gestione del rischio di frode.
- Uno degli elementi fondamentali dell’euro digitale è che dal punto di vista infrastrutturale non sia gravoso per l’intero ecosistema, evitando di replicare quanto già esistente. Ritiene che questa sia una strada percorribile o che le infrastrutture già presenti siano adattabili anche per la nuova valuta digitale?
Ritengo che la strada corretta sia una combinazione delle due possibilità: costruire nuove componenti solo dove sono realmente necessarie e riutilizzare quanto più possibile le infrastrutture, le competenze e gli standard già presenti.
Non avrebbe senso replicare integralmente sistemi che banche, PSP e acquirer utilizzano già per l’identificazione dei clienti, l’antiriciclaggio, la gestione dei dispositivi, l’assistenza, l’accettazione presso gli esercenti, la riconciliazione e la gestione della liquidità.
Allo stesso tempo, l’euro digitale non può essere semplicemente aggiunto agli attuali circuiti come un prodotto in più. Essendo moneta di banca centrale, richiede una propria infrastruttura centrale, un proprio modello di processing e settlement e servizi comuni a livello europeo.
Il vero obiettivo dovrebbe quindi essere evitare duplicazioni nelle componenti periferiche e di integrazione. Le applicazioni bancarie esistenti dovrebbero poter diventare il principale canale di accesso; i terminali e le soluzioni di accettazione dovrebbero essere adattati, non necessariamente sostituiti; i PSP dovrebbero poter integrare la nuova piattaforma attraverso interfacce standardizzate.
La BCE ha dichiarato che le principali interfacce verso la Digital Euro Service Platform sono concepite per rimanere il più possibile stabili e che gli investimenti effettuati nel pilota dovrebbero poter essere riutilizzati nelle fasi successive. La riutilizzabilità dipende in larga misura dalle scelte architetturali adottate nelle fasi iniziali. In particolare, un motore di transazioni basato su una macchina a stati e su interfacce event-driven risulta intrinsecamente più estensibile rispetto a un’integrazione monolitica, poiché consente di recepire le evoluzioni normative senza richiedere interventi di ricostruzione significativi.
La sostenibilità complessiva dipenderà però dalla qualità degli standard e del rulebook. Se ogni operatore dovesse implementare interpretazioni differenti o costruire molteplici soluzioni proprietarie, il rischio di duplicazione dei costi rimarrebbe elevato.
- Euro digitale e pagamenti istantanei: complementari o alternativi?
Li considero prevalentemente complementari.
Il pagamento istantaneo è un trasferimento immediato di moneta bancaria da un conto corrente a un altro. L’euro digitale sarebbe invece una forma digitale di moneta di banca centrale, con caratteristiche differenti in termini di natura giuridica, accettazione, utilizzo offline e infrastruttura.
I pagamenti istantanei sono già uno strumento estremamente efficiente e continueranno a rappresentare una componente essenziale del sistema europeo dei pagamenti. L’euro digitale non nasce per sostituirli, ma per affiancarli e garantire che anche nell’economia digitale cittadini e imprese possano utilizzare direttamente una forma di moneta pubblica.
Esistono peraltro importanti complementarità operative. Il conto corrente potrà essere collegato al conto in euro digitale e alimentarlo automaticamente quando il saldo non è sufficiente; analogamente, le somme eccedenti i limiti di detenzione potranno essere trasferite verso il conto corrente.
Dal punto di vista dell’utente, la distinzione tra i diversi strumenti potrebbe diventare quasi invisibile: sarà l’applicazione a utilizzare la modalità di pagamento più adatta in base al contesto, alla disponibilità e alle preferenze impostate.
La vera alternativa non è quindi tra euro digitale e pagamenti istantanei. La scelta strategica per l’Europa è se continuare ad affidarsi prevalentemente a soluzioni nazionali frammentate e a circuiti internazionali oppure costruire un ecosistema europeo nel quale euro digitale, pagamenti istantanei e soluzioni private possano interoperare e rafforzarsi reciprocamente.










