Nel passaggio che riporti, attribuito a una presunta enciclica intitolata “Magnifica Humanitas”, viene sollevata una riflessione critica sulla concentrazione del potere nell’ecosistema dell’intelligenza artificiale. In particolare, si osserva come infrastrutture, piattaforme, dati e capacità di calcolo siano spesso controllati non dagli Stati, ma da grandi attori tecnologici ed economici, i quali finiscono per determinare le condizioni di accesso, le regole della visibilità e, in parte, le stesse possibilità di partecipazione digitale.
Questa concentrazione di potere viene descritta come potenzialmente opaca e difficilmente sottoponibile a un controllo pubblico efficace, con il rischio di generare nuove forme di dipendenza, esclusione e disuguaglianza. In tale scenario, lo sviluppo tecnologico potrebbe non essere neutrale, ma contribuire a orientare gli equilibri sociali ed economici in modo distorto.
Da qui nasce l’appello rivolto a chi progetta e sviluppa sistemi di intelligenza artificiale: considerare con serietà i valori incorporati nelle proprie scelte tecniche, adottare criteri di trasparenza e responsabilità verso le comunità coinvolte, e verificare che ciò che viene “coltivato” attraverso questi strumenti sia effettivamente orientato al bene comune, favorendo inclusione, equità e tutela delle persone più vulnerabili.









