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Home sanità

MioDottore: FSE 2.0: i medici italiani sono pronti alla digitalizzazione sanitaria?

1 Aprile 2026
in sanità
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La tutela dei dati nella sanità spagnola
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Ieri si è concluso il mese di marzo, termine entro cui era prevista l’adozione e la piena operatività del Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0 (FSE 2.0) su tutto il territorio nazionale, con l’obiettivo di completare la digitalizzazione dei dati sanitari entro giugno 2026, come stabilito dal PNRR e dal Ministero della Salute. In questo scenario, MioDottore, piattaforma del gruppo Docplanner e punto di riferimento in Italia per la prenotazione online di visite mediche e la gestione digitale del rapporto tra pazienti e professionisti della salute, ha voluto misurare il polso della categoria medica: quanto i professionisti italiani conoscono davvero il FSE? Lo usano? Lo trovano utile? Per rispondere, ha condotto un’indagine conoscitiva su un campione di 3.000 professionisti della salute, 1.000 Responsabili di Strutture Sanitarie, 1.000 Medici Specialisti di centri medici privati e 1.000 Dentisti, distribuiti equamente nelle quattro macro-aree geografiche italiane: Nord Ovest, Nord Est, Centro, Sud e Isole.

Quanto si conosce il FSE? Una consapevolezza ancora parziale

Il primo dato che emerge con forza dalla survey è che la conoscenza del Fascicolo Sanitario Elettronico è ancora largamente superficiale. La grande maggioranza dei professionisti si autovaluta con un valore intermedio di 3 su una scala da 1 (molto poco) a 5 (moltissimo). I Medici Specialisti si distinguono nettamente: il 19% dichiara una conoscenza massima e il 25% una conoscenza elevata. I Responsabili di Strutture Sanitarie mostrano livelli di valutazione mediamente più contenuti: solo il 30% assegna punteggi elevati (21% valore 4 e 9% valore 5), mentre i Dentisti sono la categoria con la minore profondità di conoscenza (15% al valore 4, solo 5% al valore 5). Dal punto di vista geografico, il divario Nord-Sud è evidente: i professionisti del Settentrione e del Centro tendono ad assegnare punteggi più elevati, mentre nel Sud e nelle Isole prevale la valutazione mediana. Questo schema si ripete con grande coerenza attraverso tutta la survey. Sul fronte dell’informazione, i canali prevalenti sono ASL/Regione e fornitore gestionale per tutte le categorie, i Dentisti si distinguono per il peso del passaparola tra colleghi (19%), quasi assente negli altri due gruppi. 

Come viene percepito il FSE? Un’opportunità riconosciuta, ma non da tutti

Nonostante una conoscenza ancora parziale, la percezione del FSE come strumento strategico è diffusa, ma con intensità molto diverse tra le categorie. Un dato significativo emerge con chiarezza: una quota non trascurabile di professionisti, in particolare i Dentisti (15%), percepisce il FSE come un obbligo normativo che richiede tempo e risorse, più che come un’opportunità. I Medici Specialisti sono la categoria più convinta. Il 70% percepisce il FSE come un’opportunità strategica. I Responsabili si attestano al 67%, con percezione uniforme sul territorio. I Dentisti, invece, si dividono, infatti, solo il 46% vede nel FSE un’opportunità, il dato più basso tra le tre categorie e ben il 32% lo considera ancora troppo complesso, con picchi al Nord e al Centro. Il 15% dei Dentisti lo vive come puro adempimento burocratico, quasi il doppio rispetto ai Responsabili (9%) e quasi quattro volte gli Specialisti (4%).

Chi usa davvero il FSE? Adozione reale e punto di partenza

L’utilizzo effettivo del FSE fotografa un sistema sanitario italiano a velocità differenziate, comprensibile anche alla luce dei punti di partenza molto diversi tra le categorie. I Medici Specialisti sono la categoria più avanzata (64% uso pieno), con prevalenza netta al Settentrione e al Centro, e la loro transizione è stata favorita da una gestione pre-FSE già in parte digitalizzata. I Responsabili di Strutture Sanitarie seguono con il 56% di utilizzo pieno, ma si distinguono per l’alto tasso di utilizzo parziale (34%): avevano già una discreta familiarità con sistemi digitali regionali (23%), il che ha reso la transizione meno dirompente, ma l’integrazione completa è ancora in corso. I Dentisti presentano il quadro più critico. Partivano da una dipendenza quasi esclusiva da gestionali proprietari non connessi al FSE (65%), e oggi solo il 51% lo usa pienamente, il 19% è ancora in fase di test e il 5% non lo usa affatto — più del doppio rispetto agli Specialisti. Il gap Nord-Sud si conferma trasversale. Al Nord l’adozione piena è significativamente più alta in tutte e tre le categorie, mentre nel Sud e nelle Isole predominano l’utilizzo parziale o la fase di test.

Lo stato dell’integrazione: i gestionali e il FSE

I dentisti mostrano la maggiore omogeneità infrastrutturale: il 64% dispone di un unico software gestionale che include anche i referti, contro il 53% degli Specialisti e il 51% dei Responsabili. Tuttavia, questa uniformità è anche il riflesso di ambienti professionali più piccoli e meno complessi. Il 30% dei Responsabili utilizza programmi diversi per processi distinti, la quota più alta tra le tre categorie, indice di una maggiore frammentazione nei sistemi delle strutture sanitarie più articolate. 

Integrazione con il FSE: il nodo critico dei gestionali

Il dato più critico riguarda i Dentisti: il 51% dichiara che il proprio gestionale non è ancora integrato con il FSE con concentrazione particolarmente alta nel Sud e nelle Isole e solo l’11% ha un’integrazione completa. Responsabili e Specialisti mostrano invece prevalentemente un’integrazione parziale (rispettivamente 59% e 57%), con una quota di integrazione completa che raggiunge il 26% tra i Responsabili e il 24% tra gli Specialisti. Alla domanda sulle funzionalità più importanti di un software gestionale (scala 1-5), le risposte mostrano sia convergenze che differenze significative tra le categorie. Sicurezza informatica (5) e facilità d’uso (4) sono priorità condivise da tutti. Tuttavia, mentre Responsabili e Specialisti valorizzano allo stesso modo l’integrazione con il FSE e i sistemi regionali (4), i Dentisti la collocano in terza posizione (3), preferendo al secondo posto la gestione della fatturazione elettronica (4) — segnale di un orizzonte professionale ancora più orientato alla gestione amministrativa dello studio.

Verso fine marzo 2026

Con la scadenza del PNRR alle porte, la survey restituisce un’Italia sanitaria in movimento ma ancora lontana dalla piena maturità digitale. I Medici Specialisti guidano la transizione, i Responsabili di Strutture Sanitarie sono a metà strada, mentre i Dentisti restano la categoria più esposta: oltre la metà ha ancora un gestionale non integrato e la percezione del FSE come mero obbligo burocratico è quasi quattro volte superiore rispetto agli Specialisti. “Questi dati ci dicono che la volontà di cambiare c’è, ma la strada è ancora in salita. Il FSE è un’opportunità straordinaria per il sistema sanitario italiano, ma perché diventi realtà serve un impegno concreto su formazione, integrazione tecnologica e riduzione del divario tra Nord e Sud. Come MioDottore, sentiamo la responsabilità di accompagnare questa transizione: la digitalizzazione della sanità non è solo una questione di compliance, è una questione di qualità delle cure.” sottolinea Luca Puccioni, CEO di MioDottore.

La percezione strategica del FSE è ampiamente condivisa, ma complessità percepita, lacune nei gestionali e divario geografico rischiano di rendere fine marzo un traguardo formale più che sostanziale. MioDottore continuerà ad accompagnare questa trasformazione mettendo a disposizione dei professionisti strumenti e supporto concreto.

Tags: FascicoloSanitarioElettronicofseSanitàDigitale
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