Quantum computing, l’Italia accelera ma resta il nodo delle regole
L’Italia si posiziona tra i Paesi europei più avanzati nella definizione di una strategia per il quantum computing, un settore che a livello globale ha già attratto investimenti privati per 9,3 miliardi di dollari. Tuttavia, dopo la fase di pianificazione, emerge con forza la necessità di passare rapidamente all’applicazione concreta.
Nel frattempo, il sistema produttivo continua a fare i conti con le incertezze normative legate all’intelligenza artificiale. Secondo un’analisi dell’Istituto per la Competitività (I-Com), quasi la metà delle imprese italiane che non ha ancora adottato soluzioni di AI individua proprio nell’incertezza regolatoria il principale ostacolo. Non mancano né risorse né interesse, ma chiarezza sulle modalità operative.
Una situazione che alcune aziende collegano alla fase di transizione introdotta dall’AI Act europeo, che sta rallentando processi decisionali e sperimentazioni. “Il problema non è l’AI Act in sé, ma l’assenza di architetture giuridiche integrate nei processi tecnologici”, spiega Gian Marco Iulietto, Legal Tech Advisor ed esperto di diritto delle nuove tecnologie. “Le imprese conoscono i divieti, ma mancano indicazioni pratiche su come essere conformi. Il blocco è progettuale e riguarda la politica industriale”.
Dall’intelligenza artificiale alla sfida quantistica
Il rischio, secondo gli esperti, è che lo stesso schema si ripeta con il quantum computing. Come accaduto con l’AI, anche questa tecnologia sta avanzando rapidamente senza un quadro normativo pienamente sviluppato. Con una differenza sostanziale: i computer quantistici, una volta maturi, potrebbero mettere in crisi gli attuali sistemi di crittografia a chiave pubblica.
Uno scenario sempre più concreto. Il G7 Cyber Expert Group ha fissato al 2035 l’orizzonte per completare la transizione del settore finanziario verso sistemi di crittografia post-quantistica, mentre la Commissione Europea ha invitato gli Stati membri ad avviare il processo entro il 2026.
I numeri confermano l’accelerazione: secondo l’Osservatorio Quantum Computing & Communication del Politecnico di Milano, nel solo 2025 il settore ha raccolto 9,3 miliardi di dollari di investimenti privati, superando quanto investito complessivamente nei cinque anni precedenti.
Strategia definita, ora servono risultati
In questo contesto, l’Italia non parte in ritardo. La Strategia Nazionale per le Tecnologie Quantistiche, approvata a luglio 2025, rappresenta uno dei primi piani strutturati a livello europeo. La nascita dell’Alleanza Quantistica Italiana, le collaborazioni con operatori internazionali come IonQ e D-Wave e le prime sperimentazioni avviate da realtà come Intesa Sanpaolo indicano la presenza di un ecosistema in crescita.
Resta però il divario tra pianificazione e implementazione. “Dobbiamo evitare di ripetere i ritardi di coordinamento tra sviluppo tecnologico e normativa”, sottolinea Iulietto. “Abbiamo l’opportunità di costruire strumenti giuridici prima che la tecnologia raggiunga il mercato di massa. Ma servono investimenti concreti e competenze ibride”.
Il nodo centrale riguarda infatti la formazione di nuove professionalità, capaci di integrare diritto, tecnologia e sicurezza. Senza queste figure, avverte l’esperto, il rischio è di trovarsi impreparati nel giro di pochi anni.
Una corsa contro il tempo
Tra regolazione dell’intelligenza artificiale e sviluppo del quantum computing, l’Europa – e l’Italia – si trovano di fronte a una sfida complessa: accompagnare l’innovazione senza rallentarla, costruendo al contempo un quadro normativo efficace.
La partita è già iniziata e il tempo, questa volta, potrebbe essere determinante.










