Dal fondo Repubblica Digitale e Visa 40 ore online e 3 eventi in presenza a Milano
Cinquanta donne imprenditrici o aspiranti tali da formare entro settembre 2026, candidature aperte fino al 6 marzo 2026 e un perimetro che include imprese con sede in Italia fino a 10 dipendenti: ‘SheLeads: Donne Protagoniste d’Impresa’ entra nel vivo con questi numeri e si presenta a Palazzo Isimbardi, sede della Città Metropolitana di Milano, nella cornice delle iniziative collegate a Milano Cortina 2026. A condurre l’incontro Irene Soave (Corriere della Sera). Al tavolo Diana De Marchi, consigliera delegata alle Politiche sociali, del lavoro e pari opportunità della Città Metropolitana di Milano; Martina Lascialfari, direttrice generale del Fondo per la Repubblica digitale impresa sociale; Valeria Pigozzo, responsabile del programma Milano Cortina 2026 per Visa; Martina Caironi, atleta paralimpica e specialista dell’eredità per la Fondazione Milano Cortina 2026.
De Marchi mette subito a fuoco il nodo culturale, prima ancora di quello formativo: “Gli equilibrismi delle donne che lavorano anche in area metropolitana sono costanti, sono visibili tutti i giorni”. E quando si parla di conciliazione, taglia corto: “Io infatti non uso più quella parola, perché conciliazione vuol proprio dire che devi fare tutto tu e gestire tutto quanto. È una fregatura spaventosa”. L’idea, spiega, è spostare il baricentro su responsabilità condivise e su strumenti che aprano porte: “Le competenze digitali rappresentano una leva decisiva di emancipazione e di inclusione” e possono “ampliare le opportunità professionali e lavorative” fino a “favorire l’accesso a lavori che siano più stabili” e “meglio retribuiti”.
Lascialfari ricostruisce la genesi di ‘SheLeads’ partendo dagli ostacoli individuati: “Siamo partiti da quelli che secondo noi sono i principali ostacoli all’emancipazione femminile: un difficile accesso al credito, l’instabilità lavorativa, l’asimmetria nei carichi di cura e il divario nelle competenze digitali”. Da qui un percorso che prova a stare dentro la vita reale: “Sono circa una quarantina di ore online da seguire live o in modalità asincrona” e poi “tre eventi invece in presenza” a Milano, pensati per far incontrare le partecipanti e creare “momenti di scambio, di dialogo, di networking”, con laboratori pratici dedicati anche all’educazione finanziaria, per capire “come relazionarsi con le banche” e con il credito. Pigozzo, dal lato Visa, insiste sull’urgenza di un cambio di passo nelle piccole realtà: “Ormai è una questione di imprescindibilità” perché sono competenze che permettono “un vero e proprio cambio di paradigma” e il passaggio “da un approccio di tipo reattivo a proattivo”. E dettaglia i filoni: “Competenze digitali”, dalla presenza nei canali di vendita online alla gestione dei dati e alla sicurezza informatica, e competenze “più prettamente finanziarie”, dalla gestione dei flussi di cassa alla tracciabilità dei pagamenti e all’accesso al credito, con la formazione come condizione per “non subire passivamente i cambiamenti del mercato”. Dentro questa trama si innesta la voce di Martina Caironi, che porta il tema dell’eredità sociale e un parallelo misurato: “Non voglio assolutamente dire che essere donna corrisponde ad avere una disabilità” ma “l’impegno per raggiungere quella parità e lo sforzo è lo stesso”, e il punto restano gli strumenti: “Poter avere lo strumento giusto per poter esprimersi è fondamentale tanto nello sport paralimpico quanto nella vita in generale”. Nel suo intervento torna anche l’idea di eredità come processo già in corso e non come premio finale: “La legacy, cioè l’eredità, non è qualcosa che arriva appena terminano i Giochi”, ma qualcosa che “hanno già iniziato a costruire”, mentre “le Olimpiadi si sono concluse e poi tra pochissimo si tengono le Paralimpiadi”. Sullo sfondo, i numeri del contesto di Unioncamere relativi al 2025, dove in Lombardia le imprese guidate da donne rappresentano il 19,9% del totale. Quanto al profilo di Visa, la società opera in più di 200 Paesi. In questa cornice, ‘SheLeads’ prova a essere più di un corso: una piccola infrastruttura di autonomia, costruita con competenze e relazioni, per ridurre distanze che ancora oggi, anche nel cuore economico del Paese, restano troppo larghe.










