Per il presidente FT Credito Maurizio Renna: “Prioritario promuovere interventi di semplificazione procedurale, riduzione dei tempi di valutazione ed erogazione delle agevolazioni“. Laura Ingrosso dell’Ufficio Credito: “Imprenditori manifestano frequentemente atteggiamenti di cautela, scetticismo e ridotta propensione all’attivazione delle misure disponibili a causa di esperienze pregresse“
Per l’avvio dell’impresa il 91,2% degli imprenditori ha dichiarato di aver usato proprio capitale e, solo in piccola parte, fondi bancari. È quanto emerge dall’Osservatorio LAMP di FederTerziario sulle micro, piccole e medie imprese italiane in relazione alla loro fondazione. Un problema che deriva anche dalla difficoltà di disporre della documentazione necessaria per presentarsi agli istituti di credito in maniera adeguata e ottenere l’accesso al credito.
“Otto imprese su dieci tra le mpmi non sono sono pronte per presentarsi alle banche e ottenere l’accesso al credito“, spiega Maurizio Renna, presidente di FT Credito, che conosce da vicino il delicato tema dell’accesso al credito nel variegato mondo del tessuto produttivo italiano. “È un problema strutturale – aggiunge – che non riguarda la solidità dell’idea imprenditoriale, bensì la capacità di tradurla in una documentazione bancariamente leggibile e sostenibile. La pratica deve essere presentata in un determinato modo e supportata da una serie di documenti che permettano di declinare la buona idea anche dal punto di vista finanziario“.
Il dato viene confermato dai numeri registrati dall’Osservatorio LAMP di FederTerziario sulle micro, piccole e medie imprese italiane in relazione alla loro fondazione: il 60% dichiara di non aver ricevuto incentivi per la creazione e l’avvio dell’attività. Secondo gli intervistati – nel 45% dei casi si tratta di imprese con un numero massimo di 5 dipendenti – le difficoltà rispetto all’avvio riguardano principalmente i complessi adempimenti burocratici, il reperimento di capitale e di personale qualificato.
“Le evidenze emerse dall’indagine condotta dall’Osservatorio Lamp sul campione di imprese analizzato – sottolinea Laura Ingrosso, Responsabile Ufficio Credito – risultano pienamente coerenti con quanto rilevato quotidianamente nell’attività dell’Ufficio Credito, impegnato nel supporto alle imprese per l’accesso al credito bancario e agli strumenti di finanza agevolata. In fase di primo approccio agli incentivi pubblici, gli imprenditori manifestano frequentemente atteggiamenti di cautela, scetticismo e ridotta propensione all’attivazione delle misure disponibili, spesso riconducibili a esperienze pregresse caratterizzate da elevata complessità degli adempimenti amministrativi e da difficoltà di accesso al credito“. Secondo Ingrosso un ulteriore elemento di criticità “è rappresentato dalle tempistiche di istruttoria ed erogazione delle agevolazioni, che in molti casi non risultano allineate con i tempi operativi necessari alla realizzazione degli investimenti aziendali, determinando talvolta condizioni di scarsa convenienza economica e una riduzione della competitività delle iniziative progettuali“.
Le mpmi, a differenza di realtà più strutturate, non hanno a disposizione internamente figure professionali dedicate al controllo di gestione, al monitoraggio del rating o alla preparazione delle pratiche di finanziamento “e a quel punto – aggiunge Renna – subentriamo noi come Federterziario Credito proprio per fornire quel supporto necessario a non disperdere le numerose opportunità che ci sono a disposizione“.
Un accompagnamento che include l’affiancamento alle imprese nella fase di prefattibilità, operando quindi sull’analisi preventiva degli indici e agendo anche nella predisposizione di business plan e budget così da permettere alle imprese di “arrivare preparate al rapporto con le banche, intercettando in anticipo – sottolinea il presidente di FT Credito – quelle criticità che sarebbero comunque emerse con gli esperti in fase istruttoria“.
Il quadro delle garanzie pubbliche offre oggi opportunità concrete: il Medio Credito Centrale, i consorzi di garanzia e i Confidi permettono di fornire alle banche controgaranzie significative, abbassando la soglia di rischio per l’erogazione dei finanziamenti. “Gli strumenti ci sono – dichiara Renna – ma perché possano essere utilizzati è necessario che le imprese si presentino con le condizioni minime richieste, rispettando i parametri legati alla continuità aziendale e al diritto della crisi“.
Da considerare anche il focus relativo alla complessità procedurale dei bandi, unitamente alla carenza di competenze interne dedicate alla gestione delle pratiche e alla limitata disponibilità di professionalità specialistiche nei diversi strumenti incentivanti, anche in ragione della continua evoluzione delle misure e delle relative normative, che contribuisce ulteriormente a limitare l’effettivo utilizzo delle opportunità disponibili. “In tale contesto – conclude Ingrosso –, risulta evidente come le criticità evidenziate incidano sulla piena efficacia del sistema di incentivazione promosso a livello nazionale ed europeo, con effetti che rischiano di rallentare i processi di investimento e innovazione del sistema produttivo“.
In tale prospettiva, riferiscono i due esponenti di FederTerziario, appare “prioritario promuovere interventi di semplificazione procedurale, riduzione dei tempi di valutazione ed erogazione delle agevolazioni, maggiore stabilità e continuità degli strumenti incentivanti con l’obiettivo di favorire un accesso più rapido, consapevole ed efficace alle misure di sostegno disponibili”.










