Controllo giudiziario su Deliveroo: l’inchiesta della Procura di Milano sui rider sottopagati
La Procura di Milano prosegue la sua azione contro lo sfruttamento del lavoro e questa volta ha disposto il controllo giudiziario d’urgenza nei confronti di Deliveroo. L’indagine riguarda circa 3mila rider a Milano e 20mila in tutta Italia, ai quali sarebbero state corrisposte retribuzioni inferiori fino al 90% rispetto alla soglia di povertà e ai livelli previsti dalla contrattazione collettiva. Secondo gli inquirenti, i compensi non sarebbero proporzionati alla quantità e qualità del lavoro, in violazione dell’articolo 36 della Costituzione, che tutela il diritto a un’esistenza libera e dignitosa.
Gli indagati e l’ipotesi di caporalato aggravato
Il pubblico ministero Paolo Storari ha iscritto nel registro degli indagati Andrea Zocchi, amministratore unico di Deliveroo Italy e managing director della società, con l’ipotesi di caporalato aggravato. L’azienda è inoltre indagata per responsabilità amministrativa degli enti: secondo la Procura, l’impiego di manodopera in condizioni di sfruttamento e l’approfittamento dello stato di bisogno dei lavoratori sarebbero avvenuti nell’interesse e a vantaggio della società.
Gli investigatori contestano anche l’adozione di modelli organizzativi ritenuti inadeguati a prevenire lo sfruttamento, sostenendo che alcune scelte aziendali avrebbero addirittura favorito tali condizioni.
Il provvedimento arriva a meno di un mese da quello analogo disposto nei confronti di Glovo ed eseguito dai carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro di Milano, impegnati dal 2021 nelle indagini sul cosiddetto “caporalato digitale” delle piattaforme.
Il nodo del lavoro autonomo e dell’algoritmo
L’inchiesta avrebbe evidenziato che, sebbene i rider risultino formalmente lavoratori autonomi con partita IVA in regime forfettario, l’intero ciclo lavorativo dipenderebbe in realtà dalla piattaforma digitale. Dalla raccolta degli ordini ai tempi di consegna, fino ai criteri di remunerazione e alla gestione contabile, tutto sarebbe determinato dall’algoritmo.
Per la Procura, questo rappresenterebbe un elemento indicativo di subordinazione, nonostante la qualificazione formale come lavoro autonomo.
Compensi sotto la soglia di povertà
Su un campione di 50 rider ascoltati come testimoni, il confronto tra i redditi e i dati di riferimento – inclusi quelli elaborati da Istat – avrebbe mostrato che il 73% percepisce meno di 1.245 euro lordi al mese, livello considerato a rischio povertà. Lo scostamento medio rispetto a tale soglia supererebbe i 7.200 euro annui.
Il confronto con il contratto collettivo nazionale della Logistica indicherebbe inoltre che l’86,5% dei rider sarebbe sottopagato rispetto agli standard previsti.
La regolarizzazione dei lavoratori
Se il provvedimento verrà convalidato dal giudice per le indagini preliminari, Deliveroo dovrà avviare la regolarizzazione di tutti i rider che lavoravano per la piattaforma all’avvio dell’inchiesta.
Tra i compiti dell’amministratore giudiziario nominato dalla Procura vi sarà quello di garantire il rispetto delle norme sul lavoro, adeguare l’organizzazione aziendale e adottare misure per evitare il ripetersi di situazioni di sfruttamento, anche con decisioni non allineate alle indicazioni della multinazionale.










