Nell’ambito del Rome Policy Forum, svoltosi presso la prestigiosa Sala della Lupa di Palazzo Montecitorio, Arena Digitale ha il piacere di intervistare l’On. Giulio Centemero, membro della VI Commissione Finanze della Camera dei Deputati sui temi della sovranità monetaria, delle stablecoin e dell’innovazione.
L’Europa sta affrontando una fase cruciale sul fronte della moneta digitale e delle stablecoin. Come può l’Italia giocare un ruolo da protagonista, evitando di subire modelli sviluppati altrove?
L’Italia può essere protagonista se concentra lo sforzo sull’implementazione intelligente delle regole europee e sullo sviluppo di casi d’uso concreti, invece di limitarsi a recepire le norme in modo difensivo. Con MiCA il quadro è definito. Ora la differenza la farà la capacità dei singoli Stati di creare un ambiente in cui innovare sia possibile, certo e veloce.
In particolare, l’Italia può distinguersi su tre fronti. Primo, la qualità dell’attuazione regolatoria: tempi certi, dialogo costante con le autorità, chiarezza interpretativa. Le imprese non chiedono meno regole, chiedono regole prevedibili. Secondo, i casi d’uso legati all’economia reale: pagamenti e regolamenti più efficienti per le PMI, supply chain digitalizzate, tokenizzazione di asset e crediti. Senza applicazioni concrete, la regolazione resta astratta. Terzo, l’integrazione tra finanza tradizionale e nuove infrastrutture digitali, evitando contrapposizioni ideologiche. Essere protagonisti significa diventare il Paese in cui le soluzioni regolamentate non solo nascono, ma riescono a scalare.
Oggi il 99% delle stablecoin è denominato in dollari. Questo è solo un dato tecnico o rappresenta un tema geopolitico che il legislatore europeo dovrebbe affrontare con maggiore urgenza?
Il fatto che il 99 per cento delle stablecoin sia denominato in dollari non è un dato neutrale o puramente tecnico. È un dato geopolitico. Significa che anche nell’economia digitale globale il dollaro continua a rafforzare la propria centralità come valuta di riferimento per scambi, riserve e regolamenti.
Se le imprese europee utilizzano prevalentemente strumenti ancorati al dollaro per operazioni transfrontaliere o per il regolamento su infrastrutture digitali, il rischio non è solo valutario. È una forma di dipendenza sistemica. Per questo il tema non può essere ridotto a requisiti prudenziali o a questioni di compliance. È una questione di sovranità monetaria e competitività industriale.
Il legislatore europeo dovrebbe agire su due piani. Da un lato favorire la nascita di strumenti in euro realmente competitivi. Dall’altro costruire un ecosistema che renda conveniente utilizzarli. Non basta autorizzare stablecoin in euro. Servono interoperabilità, integrazione nei sistemi di pagamento e un contesto in cui infrastruttura pubblica e soluzioni private possano rafforzarsi a vicenda.
Nel dialogo tra innovazione privata e infrastruttura pubblica – euro digitale, stablecoin regolamentate, tokenizzazione – quale dovrebbe essere il perimetro corretto dell’intervento politico per favorire crescita senza soffocare l’innovazione?
Non si tratta di scegliere tra pubblico e privato. Si tratta di definire un perimetro chiaro. L’infrastruttura pubblica, come l’euro digitale, ha una funzione fondamentale: garantire accesso universale, stabilità e fiducia. È l’ancora del sistema. L’innovazione privata ha invece la capacità di sviluppare casi d’uso, interfacce e modelli di business che lo Stato non può e non deve costruire direttamente.
Il ruolo della politica dovrebbe concentrarsi su tre elementi. Primo, definire standard chiari e stabili nel tempo, evitando continui cambi di direzione. Secondo, garantire parità di condizioni competitive, senza favoritismi ma anche senza barriere sproporzionate. Terzo, favorire la sperimentazione controllata attraverso sandbox e dialogo strutturato con il mercato, con tempistiche autorizzative compatibili con i cicli tecnologici.
L’errore sarebbe doppio: lasciare tutto al mercato senza una visione strategica, oppure iper-regolare fino a rallentare qualsiasi innovazione. La sfida è trovare un equilibrio che permetta crescita, tutela e competitività.










