Il settore finanziario britannico sta per affrontare una delle sfide più rilevanti degli ultimi anni: creare un’alternativa nazionale ai circuiti di pagamento statunitensi Mastercard e Visa, che attualmente veicolano circa il 95% delle transazioni con carta nel Regno Unito.
Questa settimana è prevista una riunione chiave tra i vertici delle principali banche del Paese – tra cui Barclays, NatWest, Lloyds, Santander e Nationwide – con l’obiettivo di dare una prima forma concreta a un progetto di rete di pagamento indipendente da infrastrutture estere.
Perché ora? Timori geopolitici e rischio operativo
Secondo fonti internazionali, la mossa britannica è spinta da crescenti preoccupazioni legate alla dipendenza dal sistema finanziario statunitense, in un momento di crescente tensione politica transatlantica. Alcuni responsabili del progetto citano timori sul rischio che, in scenari estremi, l’accesso ai sistemi gestiti dagli operatori Usa possa venire limitato o interrotto per ragioni politiche o economiche.
Critici e osservatori internazionali ricordano il caso della Russia, dove la sospensione dei servizi di Visa e Mastercard a seguito di sanzioni internazionali ha lasciato milioni di cittadini senza la possibilità di effettuare pagamenti elettronici per settimane.
Cos’è “DeliveryCo” e come potrebbe funzionare
Il progetto, per ora noto ufficiosamente come DeliveryCo, prevede la costituzione di una nuova infrastruttura di pagamento nazionale che possa gestire transazioni con carta e potenzialmente altre forme di trasferimento monetario. Il piano dovrebbe essere completato e pienamente operativo entro il 2030, secondo fonti del settore.
La proposta non esclude la partecipazione di Mastercard e Visa, che – pur non essendo esclusi dal mercato britannico – avrebbero un ruolo nel quadro collaborativo per favorire la concorrenza e l’innovazione.
Il Bank of England è coinvolto nella definizione delle specifiche tecniche dell’iniziativa, con l’obiettivo dichiarato di aumentare la resilienza operativa delle infrastrutture finanziarie britanniche contro potenziali attacchi informatici o shock esterni.
Un passo verso la “sovranità dei pagamenti”?
La discussione su un’alternativa nazionale ai circuiti Usa non riguarda solo il Regno Unito. Anche nell’Unione Europea la questione della sovranità dei pagamenti è entrata nell’agenda politica, con proposte come l’euro digitale e iniziative paneuropee per ridurre la dipendenza da sistemi extraeuropei.
Secondo gli esperti, la crescente digitalizzazione dei pagamenti e lo spostamento verso sistemi cashless rendono strategica la capacità di controllare infrastrutture critiche: non solo per la sicurezza economica, ma anche per la gestione dei dati e dei flussi finanziari in un contesto geopolitico incerto.
Sfide e prospettive
Nonostante le ambizioni, la strada verso un’alternativa reale è complessa:
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Accettazione da parte dei commercianti e dei consumatori: creare un network credibile richiederà adesioni su vasta scala, cosa non scontata in un mercato già consolidato.
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Costi e interoperabilità internazionale: competere con circuiti globali implica grandi investimenti e capacità di gestire pagamenti transfrontalieri.
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Ruolo delle big tech e fintech: alcune startup e metodi di pagamento alternativi – come soluzioni basate su Open Banking o sistemi di pagamento diretti banca-banca – offrono possibili complementi o concorrenze al nuovo sistema.
Resta da vedere se l’iniziativa britannica potrà davvero rivoluzionare il modo in cui milioni di cittadini pagano beni e servizi, oppure se si tradurrà in un progetto più modesto, volto semplicemente a rafforzare l’infrastruttura esistente. Ma una cosa è certa: la governance dei pagamenti elettronici è diventata una questione di sovranità economica, non più soltanto di tecnologia finanziaria.










