Nel dibattito in corso sull’adozione dell’euro digitale, la moneta elettronica che la Banca Centrale Europea (BCE) sta elaborando per affiancare il contante nell’area dell’euro, è arrivato un messaggio chiaro rivolto al settore bancario: le banche non perderanno la loro centralità nel sistema dei pagamenti europei, ma anzi continueranno a svolgere un ruolo chiave nella distribuzione e nell’interfaccia con i clienti.
A pronunciarsi in questa direzione è stato Piero Cipollone, membro del Comitato esecutivo della BCE, intervenendo davanti ai vertici dell’Associazione Bancaria Italiana (ABI) durante un incontro con il Comitato esecutivo guidato da Antonio Patuelli. Secondo Cipollone, l’euro digitale non rappresenta una minaccia alla funzione delle banche tradizionali, bensì un’opportunità per consolidare la loro posizione nel nuovo ecosistema dei pagamenti digitali.
Banche come punto di contatto principale
Cipollone ha sottolineato che nell’ipotesi di introduzione dell’euro digitale, le banche rimarranno l’interfaccia primaria verso il cliente, gestendo l’accesso e i servizi legati alla nuova moneta digitale. Questo aspetto, ha osservato il rappresentante della BCE, è una componente fondamentale per evitare fenomeni di disintermediazione del sistema bancario da parte delle tecnologie fintech o di stablecoin private, fenomeni che negli ultimi anni hanno messo sotto pressione i modelli tradizionali di intermediazione finanziaria.
La conferma di questa centralità non è solo retorica: nella proposta della Commissione Europea sull’euro digitale, infatti, era già previsto un meccanismo di compensazioni per le banche coinvolte nella distribuzione, che è stato riaffermato anche nella recente risoluzione del Consiglio dell’Unione Europea. Secondo Cipollone, queste compensazioni rappresentano un riconoscimento concreto del valore del contributo delle banche e un incentivo per la loro partecipazione attiva al progetto.
Un progetto che evolve, ma con ruoli definiti
L’intervento della BCE arriva in un momento cruciale per l’euro digitale. Il progetto — avviato formalmente dalla BCE con l’obiettivo di completare la fase di preparazione tecnica e normativa — punta ad affiancare il contante con una valuta digitale pubblica, sicura e accessibile. Il percorso prevede che il quadro legislativo europeo venga definito entro il 2026, con una possibile fase di sperimentazione già nel 2027 e un lancio effettivo entro il 2029, se tutte le condizioni politiche e tecniche saranno soddisfatte.
In questo contesto, la ferma rassicurazione di Cipollone è pensata per stemperare preoccupazioni diffuse soprattutto tra gli istituti bancari, secondo cui una moneta digitale di banca centrale poteva implicare una perdita di depositi o una riduzione della funzione tradizionale dell’intermediazione creditizia. La BCE ha invece ribadito più volte che l’obiettivo non è sostituire le banche, ma integrare la moneta pubblica nell’universo digitale preservando la stabilità finanziaria e la competitività degli operatori europei.
Verso una moneta digitale europea sostenibile
L’appello finale della BCE è a una cooperazione costruttiva tra istituzioni pubbliche, sistema bancario e regolatori: un dialogo che dovrà accompagnare i prossimi passaggi del progetto, dalla definizione normativa europea alla realizzazione tecnica. Se attuato secondo queste linee, l’euro digitale potrebbe non solo rafforzare l’infrastruttura dei pagamenti nell’Unione Europea, ma anche garantire che banche e altri intermediari finanziari restino protagonisti nella trasformazione digitale del sistema economico.










