Con l’avvicinarsi delle scadenze finali del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per la sanità, emerge un quadro che mescola risultati formali con molte incognite sul fronte dell’effettiva utilità per i cittadini e per il Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Secondo la Fondazione GIMBE, impegnata in un monitoraggio indipendente dell’attuazione della Missione Salute, i principali obiettivi di digitalizzazione sono stati formalmente raggiunti, ma a giudicare dai dati pubblici disponibili i risultati sarebbero modesti e poco trasparenti.
Al 31 dicembre 2025, spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione, le tre scadenze europee legate alla digitalizzazione del SSN risultano rispettate. Tuttavia, questo successo contabile non garantisce trasparenza né benefici tangibili per gli utenti finali: la rendicontazione dei risultati, infatti, soffrirebbe di una carenza di dati pubblici dettagliati e di criteri chiari per valutare l’effettiva operatività degli strumenti digitali.
Dal rapporto emerge che con 1,45 miliardi di euro spesi finora si sarebbe raggiunto “solo un livello base di digitalizzazione”, ben lontano dall’obiettivo originario di informatizzare 280 ospedali su tutto il territorio nazionale. Anche se il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) viene utilizzato da circa il 95% dei medici di famiglia, la piena funzionalità del profilo sanitario sintetico – che dovrebbe raccogliere e rendere accessibili i dati clinici dei pazienti – è ancora lontana, e solo il 44% dei cittadini ha dato il consenso alla consultazione dei propri dati.
I critici osservano che il raggiungimento dei target “sulla carta” rischia di celare un progresso reale più lento e frammentato. Al di là del rispetto delle milestone formali imposte dall’Unione Europea per ottenere le rispettive tranche di finanziamento, la trasparenza dei risultati e la capacità delle innovazioni digitali di tradursi in servizi accessibili e realmente utili per i cittadini restano in discussione. Senza una rendicontazione accurata, secondo Gimbe, non è possibile valutare pienamente se gli investimenti stiano producendo i risultati sperati.
Questa situazione si inserisce in un contesto più ampio di difficoltà dell’attuazione del PNRR nel settore sanitario. Al di là della digitalizzazione, le riforme strutturali previste per rafforzare l’assistenza territoriale – come l’attivazione delle Case della Comunità e degli Ospedali di Comunità – procedono a passo incerto, con numeri ancora lontani dai target previsti e con forti disparità tra regioni.
Cartabellotta e la sua Fondazione insistono sul fatto che la digitalizzazione non debba essere un fine formale, ma uno strumento per migliorare l’accesso, l’efficienza e la qualità dell’assistenza sanitaria. A poche settimane dalla scadenza di giugno 2026, quando dovranno essere completati tutti gli obiettivi della Missione Salute per incassare l’ultima tranche di fondi, la sfida per il Governo, le Regioni e le ASL è trasformare le risorse stanziate dal PNRR in servizi sanitari moderni, integrati e realmente fruibili dai cittadini.










