ti per il sistema di prevenzione del riciclaggio di denaro. Secondo uno studio dell’Unità di Informazione Finanziaria (UIF) della Banca d’Italia, l’utilizzo crescente di IBAN virtuali — cioè codici identificativi multipli associati a un unico conto di pagamento — rappresenta una criticità rilevante per le procedure di controllo e per la tracciabilità finanziaria.
Come funzionano e perché preoccupano gli IBAN virtuali
Gli IBAN virtuali sono oggi largamente impiegati da aziende e piattaforme di pagamento per gestire grandi volumi di incassi, semplificare la riconciliazione delle transazioni e migliorare l’automazione dei processi. In pratica, anziché un singolo codice IBAN, a ciascun cliente o operazione viene assegnato un IBAN addizionale o “virtuale”, pur facendo tutti riferimento allo stesso conto principale.
Tuttavia, proprio questa molteplicità di codici può rendere più difficile ricostruire il percorso effettivo dei fondi, indebolendo gli strumenti di adeguata verifica e i presidi antiriciclaggio cui sono sottoposti i prestatori di servizi di pagamento e le autorità competenti.
Un fenomeno in crescita nel quadro europeo
La questione non è solo italiana. A livello europeo l’European Banking Authority (EBA) aveva già evidenziato in passato come la mancanza di una definizione univoca e di regole armonizzate sull’emissione dei cosiddetti vIBAN possa creare potenziali lacune sfruttabili da chi vuole “pulire” denaro illecito o finanziare attività illecite. Queste divergenze rischiano di fornire condizioni regolatorie non uniformi e spazi per arbitraggi normativi.
Nel contempo, le autorità italiane hanno più volte richiamato l’attenzione sugli obblighi antiriciclaggio nella gestione degli IBAN virtuali, precisando che i prestatori di servizi di pagamento devono adeguare i propri presidi e garantire trasparenza nei flussi finanziari che transitano attraverso questi strumenti.
Verso regole più stringenti e maggiore cooperazione
Secondo gli esperti della UIF, la proliferazione di IBAN virtuali richiede un approccio coordinato tra operatori privati e istituzioni per garantire che la filiera dei pagamenti resti trasparente e non diventi terreno fertile per l’occultamento di capitali illeciti. In un’epoca in cui i pagamenti digitali e i servizi fintech si espandono rapidamente, la difficoltà di ottenere una visione chiara dei percorsi finanziari rappresenta un rischio concreto non solo per le autorità di vigilanza, ma anche per la fiducia degli utenti nei sistemi di pagamento.
Analisti e operatori di settore guardano ora all’evoluzione del quadro regolamentare europeo e nazionale, auspicando norme più chiare e strumenti di monitoraggio più efficaci per prevenire abusi senza però penalizzare l’innovazione e l’efficienza dei servizi digitali.










