Prende avvio oggi una nuova rubrica della nostra testata in cui saranno intervistati non solo i protagonisti della trasformazione digitale ma anche quelli che con la loro attività hanno favorito una maggiore diffusione del made in Italy. Abbiamo il piacere di iniziare con Fabio Focarelli Barone, founder di FB Capital Consulting.
1 Nel suo percorso professionale ha ricoperto ruoli chiave come CFO, CEO e advisor in contesti internazionali. In che modo questa esperienza “sul campo” influenza oggi il suo modo di affiancare imprenditori e management team?
Aver fatto il CFO e aver gestito aziende in prima persona cambia il modo in cui guardi i numeri.
Quando sei tu a dover pagare stipendi, negoziare con le banche, spiegare una scelta al CdA o agli azionisti, capisci che la finanza non è teoria. È responsabilità.
Oggi quando affianco un imprenditore parto da lì. Non parto dal modello Excel, parto dalla realtà. Dal contesto, dalle tensioni, dalle scelte difficili che magari non si possono rinviare.
L’esperienza operativa ti dà una cosa che nessun manuale insegna: il senso delle priorità. E spesso è proprio quello che fa la differenza.
2 FB Capital Consulting si posiziona come una realtà indipendente con una forte integrazione tra finanza, strategia e innovazione. Qual è oggi il valore distintivo del vostro modello di consulenza rispetto ai player più tradizionali del settore?
Non ci siamo mai sentiti una “società di consulenza” in senso tradizionale.
Noi lavoriamo dentro le aziende, non intorno. La finanza per noi è uno strumento, non un fine.
Essere indipendenti significa poter dire anche dei no. Significa non dover spingere un prodotto finanziario, ma costruire la soluzione più coerente con il piano industriale.
Il nostro valore sta nell’integrazione: numeri, governance, strategia e accesso al capitale devono stare insieme. Se uno di questi elementi manca, l’operazione magari si chiude, ma non regge nel tempo.
3 Negli ultimi anni avete accompagnato imprese in operazioni complesse di M&A, ristrutturazioni e accesso ai mercati dei capitali. Quali sono le principali criticità che le aziende italiane incontrano oggi nella gestione della crescita e come le supportate nel superarle?
La criticità più frequente è la crescita non strutturata.
Molte aziende italiane sono eccellenti dal punto di vista industriale, ma arrivano a un certo punto senza aver costruito una governance adeguata. Quando si parla di investitori, fondi, strumenti strutturati, emergono le fragilità.
C’è poi un tema di cultura finanziaria. Troppo spesso il rapporto con la finanza è reattivo, non strategico.
Il nostro lavoro è portare metodo:
metodo nel controllo, nella pianificazione, nella gestione della cassa, nel dialogo con il sistema finanziario.
Quando l’azienda diventa leggibile e coerente, la finanza smette di essere un problema e diventa un acceleratore.
4 Il contesto macroeconomico e finanziario è caratterizzato da volatilità, transizione digitale e nuove esigenze di governance. Quali trend ritiene più rilevanti per il mercato della corporate finance nei prossimi 3–5 anni?
La volatilità non è più un’eccezione, è la normalità.
Le imprese dovranno abituarsi a pianificare per scenari, non per certezze. E dovranno farlo con sistemi di controllo più evoluti rispetto al passato.
Vedo una crescente attenzione alla qualità della governance e alla sostenibilità finanziaria nel medio periodo. Le banche e gli investitori stanno diventando molto più selettivi.
Chi avrà dati affidabili, trasparenza e disciplina gestionale avrà accesso al capitale. Gli altri faranno più fatica.
5 La tecnologia sta trasformando profondamente anche il mondo della consulenza finanziaria. In che modo il digitale e l’innovazione stanno incidendo sul vostro approccio operativo e sui servizi offerti ai clienti?
La tecnologia è uno strumento potente, ma non sostituisce il giudizio.
Ci aiuta ad analizzare più velocemente, a simulare scenari, a monitorare KPI in tempo reale. Questo migliora la qualità delle decisioni.
Ma il vero valore resta nella capacità di interpretare i numeri, di negoziare, di leggere il contesto. Quella è ancora una competenza profondamente umana.
Noi utilizziamo la tecnologia per essere più efficaci, non per essere più impersonali.
6 Guardando al futuro, quali sono le prossime sfide e ambizioni personali e di FB Capital Consulting, e che tipo di impatto vorrebbe continuare a generare nel sistema imprenditoriale e finanziario?
La sfida è crescere senza perdere identità.
FB Capital è nata con l’idea di affiancare imprenditori che vogliono fare un salto di qualità vero, non solo chiudere un’operazione.
Vorrei continuare a lavorare con aziende che hanno visione e coraggio. E contribuire a creare imprese più solide, più consapevoli, più strutturate.
Perché alla fine la finanza non è solo numeri.
È capacità di scegliere con lucidità quando conta davvero










