«Se c’è una bolla nel comparto dell’intelligenza artificiale, sicuramente noi non ne facciamo parte e, soprattutto, non riguarda principalmente l’Europa». Questa la posizione netta espressa oggi da Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Intesa Sanpaolo, nel corso di un evento organizzato da Assonime a Milano, intervistato a margine dei lavori sull’evoluzione tecnologica nei mercati finanziari.
Nell’analisi di Gros-Pietro l’idea che il fenomeno dell’IA stia creando una “bolla speculativa” è in parte scollegata dalla realtà europea, almeno nel breve periodo. «Gli effetti non li vediamo e non è una cosa che tocca principalmente l’Europa», ha affermato il numero uno della principale banca italiana. Tuttavia, ha aggiunto, «può anche darsi che ci sia questa bolla, ma al momento non si vedono ancora i segni premonitori dello sgonfiamento: si vede solo che si gonfia».
AI e mercato europeo: prospettive oltre la speculazione
Gros-Pietro ha colto l’occasione per riflettere sul ruolo che l’intelligenza artificiale avrà nei prossimi anni: secondo lui è plausibile che l’IA cambierà profondamente molte attività, compresi alcuni compiti tipicamente legati ai vertici aziendali. Ha ricordato, ad esempio, che se oggi una banca deve analizzare l’impatto di una nuova legge, strumenti avanzati basati sull’IA potrebbero eseguire valutazioni complesse in tempi molto più rapidi rispetto all’uomo. Resta da vedere, ha detto, se lo faranno meglio.
La visione di Gros-Pietro si inserisce in un dibattito più ampio tra gli investitori e gli analisti finanziari, dove timori e scetticismo sulla possibile formazione di una bolla legata all’IA si confrontano con valutazioni più cautamente ottimistiche sul valore reale delle tecnologie e sulle prospettive di crescita dei ricavi nel tempo.
Il ruolo dell’Europa e delle banche
Pur negando che una bolla stia già danneggiando il Vecchio Continente, Gros-Pietro ha più volte sottolineato l’importanza di rafforzare la competitività tecnologica europea nel campo dell’IA e dell’infrastruttura digitale, evidenziando anche la necessità di sviluppare capacità autonome di calcolo e ridurre la dipendenza da provider extra-UE.
Il tema resta centrale non solo in chiave finanziaria, ma anche industriale e strategica: molti analisti vedono nell’IA uno dei principali motori di produttività e innovazione per le economie avanzate, ma anche un settore nel quale gli squilibri tra Stati Uniti, Asia ed Europa sono marcati, e dove il mercato dei capitali europeo deve trovare forma e dimensione per competere efficacemente.
Conclusione: tra scetticismo e opportunità
Il giudizio del presidente di Intesa Sanpaolo mescola cautela e prospettiva: se sotto il profilo speculativo si mostra prudente sulla possibilità di una bolla, l’attenzione resta alta sulle potenzialità trasformative dell’IA nel lungo periodo e sui rischi reali legati all’adattamento delle imprese e delle istituzioni finanziarie alle nuove tecnologie. Per l’Europa la sfida, secondo Gros-Pietro, è meno quella di evitare un’esplosione di valore gonfiato dalla speculazione e più quella di costruire capacità reali di innovazione e crescita sostenibile.










