In Italia 1 rapporto di lavoro domestico su 2 è in nero. A Milano pesa la crescita del sommerso: la startup Baze prova a cambiare le cose
La complessità delle procedure e la gestione manuale di contratti e contributi sono tra le principali cause del lavoro nero nel settore domestico. La startup Baze integra la ricerca della colf ideale a un sistema di pagamenti tracciati, favorendo l’assunzione regolare di oltre 7.000 colf e tate.
Il lavoro domestico in Italia è tra i settori con il più alto tasso di irregolarità: le stime dell’Istat indicano che circa il 47% dei rapporti di lavoro domestico non è formalmente registrato, con implicazioni dirette sulla tutela dei lavoratori, sui contributi previdenziali e sulla qualità complessiva dei servizi. Spesso, la giustificazione delle famiglie che “assumono” collaboratori e collaboratrici in nero riguarda la burocrazia e l’incertezza sulle procedure, ma la startup Baze prova a porre freno a questo fenomeno.
In un periodo in cui la richiesta di servizi domestici è in crescita, spinta da dinamiche demografiche come l’aumento dell’occupazione femminile e la necessità di conciliazione tra famiglia e lavoro, il gap tra domanda e grovigli burocratici pesa sia sulle famiglie sia sui lavoratori. In particolare i mesi tra gennaio e marzo sono quelli con il massimo turnover e in cui cresce la richiesta di nuove collaboratrici, ma la metà dei nuovi rapporti rischia di nascere già in nero.
Baze, i numeri e una visione per la regolarizzazione
In questo contesto è nata Baze, startup italiana fondata per portare trasparenza e semplicità nel mondo del lavoro domestico. Attiva dal 2024 a Milano, Baze fornisce una piattaforma digitale che integra la ricerca della colf o tata ideale, l’attivazione contrattuale e la gestione dei pagamenti in un unico flusso digitale, Baze Pay, con l’obiettivo di abbattere le principali barriere all’assunzione regolare.
Solo nel 2025, Baze ha transato 2.8 milioni di euro in stipendi grazie a più di 250.000 ore lavorate da colf e tate “in regola”, consolidando la propria presenza sul territorio e contrastando il sommerso nella città meneghina. Il database di lavoratori disponibili a Milano supera le 7.000 persone, con un’ampia quota femminile (circa 6.000 donne) ma anche una discreta presenza maschile, oltre a una vivace diversità di background. Il servizio ha registrato un aumento costante delle richieste, con picchi legati a periodi di forte turnover stagionale all’inizio dell’anno. Questi numeri riflettono non solo una domanda esistente di lavoro domestico, ma anche un interesse crescente per soluzioni che favoriscano la regolarità, semplificando l’adozione di contratti formali.
Come contrastare il sommerso
Il cuore dell’offerta di Baze è il suo sistema integrato di pagamento e gestione, progettato per rimuovere una delle principali barriere alla regolarità nel lavoro domestico: la complessità degli adempimenti fiscali e contributivi, che spesso spinge le persone non abituate a essere dei veri e propri datori di lavoro verso soluzioni informali. Con Baze la famiglia effettua un unico pagamento al mese, mentre la piattaforma si occupa automaticamente della gestione di stipendi, contributi, TFR, tredicesima e ferie, sollevando le famiglie dalla necessità di ricordare scadenze, effettuare più versamenti durante l’anno e gestire pratiche che possono portare a errori, sanzioni o contenziosi. Un modello pensato per rendere l’assunzione regolare semplice e senza pensieri, abbattendo uno dei principali fattori che alimentano il lavoro nero. A questo si affianca un elevato standard di selezione del personale, garantito da un utilizzo avanzato dell’intelligenza artificiale a supporto dei processi di screening e matching.
“In un settore dove spesso la burocrazia ha un effetto paradossale, semplificare il processo è una leva concreta per ridurre il lavoro nero”, spiega Davide Lauria, co-founder di Baze. “La tecnologia non è un fine: è uno strumento per rendere semplice ciò che prima era complicato, e per allineare i comportamenti delle famiglie con la tutela dei lavoratori”.
Il lavoro in nero in aumento
I dati disponibili mostrano come il fenomeno del lavoro nero nel settore domestico non sia un semplice elemento residuale del mercato, ma una dinamica in evoluzione. A livello nazionale, l’irregolarità media nei rapporti di lavoro domestico in Italia è stimata intorno al 47,1%, molto più alta rispetto alla media di altri settori e in crescita rispetto agli anni immediatamente successivi alla pandemia.
La tendenza riflette anche le rilevazioni sull’andamento dei lavoratori domestici regolari: secondo l’associazione nazionale del lavoro domestico, il numero di lavoratori con contratto registrato è passato da 975.200 nel 2021 a circa 817.400 nel 2024, con una diminuzione di oltre il 16% in tre anni. Parallelamente, le stime più aggiornate parlano di una quota di rapporti irregolari cresciuta fino al 53,3% nel 2025.
Questo andamento campiona un fenomeno molto concreto: sebbene negli ultimi anni ci siano state fasi di emersione dall’irregolarità, come durante la sanatoria del 2020 che aveva favorito i contratti regolari, negli ultimi tre anni il trend sembra essersi invertito, con meno rapporti regolari e più lavoro “in nero”.










