La riforma del Testo Unico della Finanza (TUF) presenta rilevanti novità per il mercato finanziario italiano, ma non affronta pienamente una delle criticità strutturali più profonde del sistema: il deficit di innovazione. È quanto ha sottolineato Paolo Angelini, Vice Direttore Generale della Banca d’Italia, intervenendo a un convegno dedicato al risparmio gestito, che si inserisce nel quadro delle modifiche normative al TUF attese per il 2026.
La riforma, frutto di un processo di semplificazione normativa, mira a rendere più coerente il quadro regolamentare dopo anni di stratificazioni e a introduzione di strumenti più moderni per facilitare l’operatività di banche, società quotate, investitori istituzionali e operatori del risparmio. Secondo Angelini, questi “aggiustamenti” e le semplificazioni previste rappresentano opportunità significative per il sistema finanziario nazionale.
Tuttavia, nel suo intervento il rappresentante di Via Nazionale ha richiamato l’attenzione su un tema di lungo periodo: la scarsa propensione a investire in capitale di rischio e, più in generale, la debolezza del tessuto innovativo nei mercati finanziari europei e italiani. Il problema non è la quantità di risparmio disponibile — ogni anno in Europa circa 300 miliardi di euro di risorse finanziarie vengono investiti all’estero — ma piuttosto la volontà di destinarli a investimenti ad alto rischio, tipici dell’innovazione tecnologica e produttiva.
Secondo Angelini, questo fenomeno è favorito anche da un sistema economico ancora troppo bancocentrico, dove le banche tradizionali, per natura più avverse al rischio, non sono strutturate per supportare efficacemente l’innovazione. Di conseguenza, veicoli chiave come i fondi di venture capital e le strutture di private equity risultano ancora sottosviluppati rispetto ai principali paesi europei.
In Italia, sebbene la situazione stia lentamente migliorando — anche grazie al ruolo di impulso svolto da soggetti come Cassa Depositi e Prestiti nei mercati del capitale di rischio — il gap resta accentuato e rischia di limitare la capacità del nostro mercato di catalizzare risorse verso progetti ad alto potenziale di crescita.
La discussione sulla riforma del TUF si inserisce in un più ampio dibattito europeo e nazionale sull’efficacia delle regole di mercato nel promuovere competitività e innovazione, temi che solo in parte trovano risposta nella revisione normativa in corso. Con il convegno della Banca d’Italia si è voluta dare una cornice di riflessione alle novità normative, ma anche richiamare l’attenzione sui limiti strutturali da affrontare con politiche finanziarie e di mercato più ambiziose nei prossimi anni.










