Nonostante l’eco globale delle valute digitali e un crescente interesse verso le tecnologie blockchain, la diffusione delle criptovalute tra i cittadini italiani resta contenuta. Secondo una recente ricerca dell’Osservatorio Blockchain & Web3 del Politecnico di Milano, soltanto il 7% degli italiani ha oggi in portafoglio Bitcoin, Ethereum o altri asset digitali. Tuttavia, quasi 4 milioni di persone dichiarano di voler acquistare criptovalute in futuro, e per oltre la metà di esse sarebbe il primo investimento finanziario della vita.
Numeri e contesto: Italia ancora in ritardo
Secondo lo studio presentato nei giorni scorsi, 2,8 milioni di italiani tra i 18 e i 75 anni possiedono effettivamente criptovalute, una quota decisamente inferiore rispetto ad altri Paesi europei come Spagna (14%) e Germania (11%).
Il dato italiano, seppur in crescita rispetto ad anni passati, sottolinea ancora un forte ritardo nell’adozione di strumenti digitali avanzati da parte del pubblico retail, nonostante l’interesse sia palpabile.
Cripto: primo investimento per molti
Uno degli aspetti più significativi della ricerca riguarda la propensione all’investimento tra i potenziali nuovi acquirenti: più della metà di coloro che vorrebbero comprare criptovalute non detiene altri prodotti finanziari come azioni, obbligazioni o fondi. In questo caso, l’acquisto di Bitcoin & co. sarebbe il primo vero investimento della loro vita, con tutti i rischi connessi a strumenti altamente volatili e poco regolamentati.
Gli esperti sottolineano infatti come il livello di educazione finanziaria possa giocare un ruolo cruciale: in un mercato dove il valore può oscillare rapidamente, comprendere bene i rischi è fondamentale per evitare perdite consistenti.
Blockchain: la tecnologia cresce, ma l’Italia stenta
Lo studio del Politecnico di Milano non si limita alle sole criptovalute ma analizza l’adozione della blockchain in senso più ampio. A livello mondiale sono nati 378 nuovi progetti blockchain nel 2025, con un aumento del 73% rispetto all’anno precedente, soprattutto nel settore finanziario.
La “tokenizzazione degli asset” — ovvero la possibilità di trasformare titoli finanziari, immobili o altri beni in token digitali — è vista come uno dei principali sviluppi futuri del mercato, potenzialmente in grado di rivoluzionare gli scambi di strumenti finanziari.
Tuttavia, in Italia il fermento intorno alla tecnologia fatica a tradursi in risultati concreti: il fatturato generato dai servizi blockchain è sceso del 5% nell’ultimo anno e molte aziende restano in attesa di un quadro regolatorio più chiaro per investire con maggiore sicurezza.
Cosa significa per il futuro degli italiani
I dati raccontano di un’Italia ancora prudente, ma curiosa: se da una parte l’adozione delle criptovalute è ancora bassa rispetto ad altre nazioni europee, dall’altra il desiderio di molti di entrare in questo mondo segnala una possibile ondata di nuovi investitori nei prossimi anni.
Resta da vedere se l’avanzata delle tecnologie blockchain e la crescita di progetti di tokenizzazione riusciranno a stimolare un’adozione più ampia anche nel nostro Paese, e se le autorità italiane e dell’Unione Europea sapranno offrire un quadro normativo chiaro, sicuro e favorevole per chi decide di investire in questo settore emergente.










