La spesa pubblicitaria Out-of-Home (OOH) negli Stati Uniti ha superato per la prima volta la soglia dei 9 miliardi di dollari, confermando una crescita strutturale del mezzo, trainata dall’evoluzione del Digital Out-of-Home (DOOH). È quanto emerge da un recente report di eMarketer, che evidenzia come il canale stia assumendo un ruolo sempre più rilevante nei media mix dei grandi brand grazie a formati digitali, pianificazione programmatica e strumenti di misurazione avanzata.
Secondo le previsioni, la componente programmatic del DOOH continuerà a crescere a ritmi sostenuti nei prossimi anni, rafforzando il ruolo dell’OOH non solo come mezzo di awareness, ma anche come leva capace di influenzare comportamenti e azioni successive dei consumatori lungo il customer journey.
Il trend di crescita non riguarda solo il mercato statunitense. Anche in Italia il Digital Out-of-Home mostra un’accelerazione significativa. Secondo le stime dell’Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano, nel 2025 il valore del DOOH è atteso a 283 milioni di euro, in crescita del +25% rispetto ai 227 milioni del 2024, con un peso del 36% sul totale Out-of-Home, stimato complessivamente in 781 milioni di euro.
Un dato che conferma il progressivo spostamento degli investimenti verso soluzioni digitali, capaci di garantire maggiore flessibilità creativa, integrazione con gli altri canali e una misurazione sempre più puntuale delle performance.
Il commento del consulente di marketing digitale Giulio Gargiullo
“Il superamento dei 9 miliardi di dollari negli Stati Uniti e la forte crescita prevista in Italia per il 2025 indicano chiaramente che l’Out-of-Home sta vivendo una trasformazione strutturale, non una fase congiunturale,” afferma Giulio Gargiullo, consulente di marketing digitale.
“Il Digital Out-of-Home è oggi un canale pienamente data-driven, integrabile e tracciabile lungo tutto il customer journey. Grazie all’utilizzo di mobile location data anonimizzati, modelli di attribution e piattaforme di analytics avanzate, è possibile collegare l’esposizione a una campagna DOOH a azioni misurabili, come l’attivazione di strategie di retargeting, la misurazione del visit lift verso i punti vendita fisici e l’analisi dell’impatto sull’intero funnel di conversione.”
“In particolare – prosegue Gargiullo – l’effetto sui social media è oggi chiaramente osservabile: dopo l’esposizione a una campagna DOOH si registrano incrementi nelle ricerche del brand, nelle visualizzazioni e interazioni con i contenuti sponsorizzati, nell’aumento dei follower e nell’engagement organico. Si tratta di segnali concreti che dimostrano come l’OOH non sia più solo un mezzo di esposizione, ma un attivatore di comportamenti digitali.”
“I dati italiani previsti per il 2025 mostrano un fenomeno parallelo a quello statunitense: mercati diversi per dimensioni, ma accomunati dalla stessa direzione evolutiva. Il DOOH diventa sempre più un trigger strategico dell’ecosistema digitale, integrato con social advertising, search e piattaforme di analytics, in uno scenario sempre più orientato alla misurazione e alla compliance con le normative sulla privacy,” conclude.










