L’Italia si colloca tra gli ultimi paesi dell’Unione europea quanto all’uso di strumenti di intelligenza artificiale generativa come ChatGPT, Gemini e similari, secondo gli ultimi dati diffusi dall’istituto statistico europeo Eurostat. Nel 2025, solo il 19,9% degli italiani tra i 16 e i 74 anni ha utilizzato almeno una volta un tool di IA generativa negli ultimi tre mesi, un dato nettamente inferiore alla media comunitaria del 32,7%. Peggio dell’Italia fa soltanto la Romania, ferma al 17,8%.
Un ritardo che pesa
L’indagine evidenzia un ritardo significativo del Belpaese rispetto alla gran parte degli altri Stati membri. In paesi come Danimarca, Estonia e Malta quasi la metà della popolazione ha sperimentato almeno una volta strumenti di IA generativa, spesso con applicazioni personali, professionali o educative.
Il fenomeno interessa una parte ancora limitata della popolazione italiana, con vari fattori che ne frenano la diffusione: dalla scarsa alfabetizzazione digitale alla ritrosia culturale verso l’adozione di tecnologie considerate “di frontiera”, fino alla percezione di scarsa utilità nel quotidiano. Queste dinamiche contribuiscono a spiegare il gap rispetto alla media europea. (Dati Eurostat)
Anche le imprese arrancano
Il quadro è coerente con altri indicatori nazionali. Secondo l’ISTAT, l’adozione complessiva dell’IA tra le imprese italiane rimane bassa nonostante un raddoppio nell’ultimo anno: nel 2025 circa 16,4% delle aziende con almeno 10 dipendenti usa tecnologie di IA, contro l’8,2% del 2024. Tuttavia la maggioranza delle imprese dichiara difficoltà legate alla mancanza di competenze, costi elevati e incertezze normative.
Regole e opportunità
Mentre l’adozione resta contenuta, l’Italia ha compiuto progressi sul fronte normativo: la prima legge nazionale sull’IA, entrata in vigore lo scorso ottobre, stabilisce regole chiare su trasparenza, supervisione umana e responsabilità, con pene fino a cinque anni per usi illeciti come deepfake dannosi.
Tecnicamente questa legge si integra con il più ampio quadro regolatorio europeo, ma il passo più difficile — l’effettiva diffusione e uso quotidiano della tecnologia — sembra ancora lontano. Secondo analisti del settore, senza investimenti mirati su competenze digitali, infrastrutture e strumenti di supporto all’adozione, l’Italia rischia di restare ai margini di quella che molti considerano la nuova frontiera dell’innovazione tecnologica.
Uno sguardo al futuro
Il gap nell’adozione non è solo un fatto statistico: tocca lavoro, istruzione, competitività delle imprese e inclusione digitale. La sfida per i prossimi anni sarà duplice: incoraggiare l’uso consapevole e diffuso dell’IA, ma farlo in modo responsabile, con un occhio a etica, formazione e sviluppo economico.










