La partecipazione, sabato prossimo ad Atreju, di Piero Cipollone – membro del comitato esecutivo della Banca centrale europea – per discutere di euro digitale, segnala qualcosa di più di un semplice interesse di Fratelli d’Italia per uno dei dossier più strategici oggi in discussione a livello europeo. La presenza dell’esponente Bce indica infatti un’apertura del partito verso un progetto sostenuto con convinzione sia da Francoforte sia da Bankitalia, ma contestato con decisione dall’area più conservatrice del Partito popolare europeo.
“Abbiamo sempre sostenuto l’euro digitale e crediamo nel suo valore sociale. Con Cipollone ci sarà un confronto molto utile”, afferma al Foglio Marco Osnato, presidente della Commissione Finanze della Camera e figura di riferimento del partito guidato da Giorgia Meloni.
Paradossalmente, mentre sul fronte interno la disputa sulla titolarità delle riserve auree continua a creare frizioni tra governo e istituzioni monetarie, sull’euro digitale emerge una convergenza inedita. “Non c’è incoerenza – replica Osnato – Non abbiamo nulla contro le banche centrali o la stabilità monetaria. Rivendichiamo un principio patriottico, analogo a quello francese, dove le riserve sono chiaramente di proprietà dello Stato e quindi dei cittadini”.
La posizione di Fratelli d’Italia rappresenta un’eccezione nello scenario della destra europea, che negli ultimi mesi si è compattata attorno alla linea del relatore del Ppe, l’economista Fernando Navarrete. Nel suo rapporto diffuso agli europarlamentari, Navarrete pone infatti limiti stringenti al progetto, spingendo per soluzioni affidate ai privati che già dominano i sistemi di pagamento. Oggi scade il termine per la presentazione degli emendamenti al testo e presto sarà chiaro quali Paesi ed esponenti politici intendano sostenere l’idea di un’autonoma sovranità tecnologica europea.
“Non so dire se i nostri eurodeputati presenteranno emendamenti – aggiunge Osnato – ma sono tutti allineati sul fatto che l’euro digitale rappresenti uno strumento di libertà e sovranità, utile a ridurre la nostra dipendenza dall’estero”. Dipendenza che, ricorda, oggi riguarda il controllo dei sistemi di pagamento, dominati da circuiti come Visa e Mastercard. “Se qualcuno dice che siamo subalterni agli Stati Uniti, questa è la prova che vogliamo rafforzare la nostra autonomia e rendere l’Europa più forte”.
Il messaggio è chiaro: se il percorso dell’euro digitale incontrerà ostacoli in Parlamento europeo, non saranno riconducibili alla squadra di Meloni. Al contrario, Roma rivendica un ruolo di primo piano nella costruzione dell’infrastruttura che dovrà reggere la nuova moneta digitale, grazie alle competenze di Bankitalia.
Negli ultimi giorni, in vista della fase finale del negoziato europeo, sia il governatore Fabio Panetta sia lo stesso Cipollone sono tornati a sottolineare la necessità di rafforzare il ruolo internazionale dell’euro in un contesto in cui tecnologia e geopolitica stanno cambiando le regole della finanza. “La domanda è se l’Europa voglia restare spettatrice della prossima generazione di sistemi di pagamento o diventare co-progettista di un sistema digitale innovativo e resiliente con l’euro al centro”, ha dichiarato Cipollone. Una visione condivisa anche da Bundesbank e Banque de France, ma che incontra opposizioni nel settore bancario privato, soprattutto in Germania, dove le casse locali temono ripercussioni sul proprio modello di business.
Nel frattempo, il fronte favorevole all’euro digitale si rafforza a Bruxelles: ieri la presidenza dell’Eurogruppo è stata assegnata al ministro delle Finanze greco Kyriakos Pierrakakis, sostenitore convinto del progetto. Un incarico che premia i progressi economici della Grecia e, allo stesso tempo, consegna a Bruxelles un’altra voce a favore dell’integrazione europea.










