Entro il 30 dicembre 2025, banche, società di intermediazione mobiliare (SIM), istituti di pagamento e istituti di moneta elettronica in Italia dovranno aver completamente recepito e attuato le nuove linee guida emanate dalla Banca d’Italia — su mandato dell’EBA — in materia di procedure interne per garantire la compliance alle misure restrittive decise dall’Unione Europea. Si tratta di un passaggio cruciale, che va ben oltre un semplice adempimento formale: è un momento di trasformazione che mette al centro la governance interna e la capacità di sorveglianza del settore finanziario.
Cosa stabiliscono le linee guida
Le nuove direttive, formalmente pubblicate dall’EBA il 14 novembre 2024, rappresentano il primo tentativo su scala europea di definire standard comuni — vincolanti — per le “politiche, procedure e controlli interni” necessari a rispettare le sanzioni e misure restrittive imposte dall’UE o da Stati membri.
In particolare:
-
Ogni istituto soggetto a vigilanza deve effettuare una valutazione del proprio “grado di esposizione” alle misure restrittive — ossia individuare le aree di business a rischio.
-
Devono essere stabilite politiche interne coerenti, proporzionate alla natura, dimensione e complessità dell’ente finanziario, con procedure operative aggiornate e controlli efficaci.
-
La responsabilità finale spetta all’organo di gestione: deve approvare la strategia, designare un responsabile senior per la compliance e garantire che le risorse – umane e tecnologiche – siano adeguate.
-
Se l’ente è capogruppo di un gruppo bancario o finanziario, la compliance deve essere estesa a tutte le entità del gruppo, con coordinamento tra le varie società controllate.
L’Italia si allinea — e lancia la sfida
Con la sua nota dell’8 aprile 2025, la Banca d’Italia ha formalmente dichiarato l’intenzione di aderire agli orientamenti dell’EBA. Successivamente, con la nota del 19 maggio 2025, ha precisato alcune modalità operative, in particolare per quanto riguarda i soggetti che effettuano bonifici o gestiscono pagamenti, e la necessità per questi di adeguare i propri sistemi di “sanction screening”.
Secondo alcuni analisti, l’operazione va interpretata come un’evoluzione culturale del sistema finanziario italiano ed europeo: le misure restrittive, un tempo emergenziali e occasionali, oggi sono parte strutturale del contesto internazionale — e devono essere gestite con strumenti di compliance robusti, come noto, efficiente e prevedibile.
Il risultato atteso è duplice: da un lato rafforzare la capacità degli intermediari di rispettare le sanzioni — prevenendo rischi legali, reputazionali e operativi — dall’altro aumentare la coerenza e l’efficacia del regime sanzionatorio a livello europeo.
Perché è un passaggio cruciale
Ci sono almeno tre motivi per cui l’adozione di queste linee guida rappresenta un momento di svolta per il sistema bancario e finanziario:
-
Rischio reputazionale e di conformità – in un contesto geopolitico sempre più instabile, le sanzioni possono coinvolgere soggetti e transazioni in modo rapido e trasversale. Non avere procedure interne solide significa esporsi a interventi normativi, sanzioni, e danni reputazionali.
-
Governance e responsabilità – con l’obbligo di nominare figure responsabili e di definire ruoli chiari all’interno del consiglio di amministrazione, gli organi direttivi delle banche e SIM non possono più interpretare la compliance come un mero onere burocratico, ma come un elemento strategico di gestione del rischio.
-
Omogeneità europea – grazie a standard comuni, l’Unione Europea mira a evitare difformità tra Stati membri nella gestione delle misure restrittive. Ciò rafforza la coesione del sistema finanziario europeo e riduce le cosiddette “porte girevoli” per l’elusione delle sanzioni.
Cosa cambia per i clienti e per il mercato
Per la clientela finale e per le imprese che operano con l’Europa e l’estero — anche in modo indiretto — la novità dovrebbe tradursi in un aumento della trasparenza: i controlli sui beneficiari delle transazioni, sulla titolarità effettiva e sui flussi di fondi diventeranno standard e sistematici.
Per il mercato — in particolare per gli intermediari finanziari, gli istituti di pagamento, le SIM e gli operatori fintech — si tratta invece di un banco di prova: chi saprà adeguarsi rapidamente potrà considerare la compliance non come un costo ma come un presidio di stabilità e affidabilità, potenzialmente anche un vantaggio competitivo.
Uno sguardo avanti: verso un sistema finanziario più resiliente
L’entrata in vigore delle linee guida dell’EBA il 30 dicembre 2025 segna un cambio di paradigma. Le misure restrittive — un tempo eccezione — diventano un elemento strutturale del funzionamento del sistema finanziario europeo.
In questa transizione, la Banca d’Italia e gli intermediari italiani si trovano al centro di una trasformazione: non più solo prestatori di servizi finanziari, ma “custodi” della conformità normativa, della trasparenza e della stabilità del mercato.
Nei prossimi mesi sarà interessante monitorare come le varie istituzioni risponderanno: come organizzeranno le loro funzioni di compliance, come coinvolgeranno i vertici aziendali, come implementeranno i controlli — e se, in questo processo, la compliance diventerà davvero un valore strutturale e competitivo.










