Il Consiglio di Stato ha annullato il decreto con cui, nel 2023, il governo aveva esercitato il Golden power su un’operazione di finanziamento che coinvolgeva Cedacri, società del gruppo Ion, chiarendo i confini di utilizzo di uno degli strumenti più sensibili della politica industriale italiana.
L’intervento governativo era scattato dopo che Cedacri aveva costituito un pegno sulle proprie azioni a garanzia di un prestito. Secondo l’esecutivo, questa operazione avrebbe potuto, in prospettiva, alterare gli assetti proprietari della società, incidendo sugli equilibri di controllo su asset considerati strategici.
Il Consiglio di Stato ha però ribaltato questa impostazione. Nella sentenza, i giudici amministrativi hanno stabilito che il pegno in questione non comportava alcun trasferimento immediato di diritti né di controllo: i creditori, infatti, non avrebbero acquisito diritti di voto o diritti economici sulle azioni fino all’eventuale verificarsi di un inadempimento. Una mera possibilità teorica di mutamento futuro non è sufficiente, secondo il Collegio, per giustificare l’attivazione dei poteri speciali dello Stato.
La pronuncia rappresenta un chiarimento rilevante sull’ambito applicativo del Golden power. Lo strumento, sottolinea il Consiglio di Stato, non può trasformarsi in una forma di controllo generalizzato sulle operazioni finanziarie delle imprese, ma può essere attivato solo in presenza di modifiche effettive e concrete nella titolarità o nel controllo degli asset strategici.
Di conseguenza, il decreto governativo del 27 luglio 2023 è stato annullato, con compensazione delle spese di giudizio. Una decisione che segna un precedente importante per il rapporto tra Stato e imprese, e che ridisegna i limiti dell’intervento pubblico in materia di sicurezza economica e tutela degli interessi strategici nazionali.










