Solo una minoranza di imprese italiane — l’11,5% — ha dichiarato di aver già adottato, o di star attualmente sperimentando, soluzioni basate su Intelligenza artificiale (IA). È quanto emerge dall’ultima edizione dell’Centro Studi Confindustria (CSC), in occasione dell’“Indagine Confindustria sul lavoro 2025”.
Un altro 37,6% delle imprese associate ha dichiarato di essere nella fase di valutazione, considerando l’introduzione di strumenti di IA.
Secondo il report, l’adozione è più diffusa nelle aziende di servizi e tra le imprese di media e grande dimensione.
Tra sperimentazione e attesa: il compromesso del sistema produttivo
Il dato del 11,5% testimonia che, nonostante la crescente attenzione al tema, l’IA rimane per ora un fenomeno circoscritto nel tessuto produttivo italiano. Molte imprese preferiscono restare in fase di “osservazione” o progettare un’implementazione graduale, piuttosto che lanciarsi in cambiamenti strutturali immediati.
Secondo il Centro Studi, le aree in cui l’IA viene adottata o sperimentata con maggiore frequenza includono automazione di processi, analisi dati, supporto ai servizi interni o al cliente.
Ma l’adozione reale resta concentrata in pochi casi, spesso nelle imprese più strutturate: poco spazio — almeno per ora — per le piccole e medie imprese (PMI), che faticano a superare le barriere all’ingresso.
Barriere all’adozione: competenze, risorse e dimensione aziendale
Il rapporto del CSC sottolinea come la diffusione dell’IA dipenda fortemente dalla dimensione dell’impresa e dalle risorse disponibili. Le aziende di maggiori dimensioni risultano più capaci — in termini di competenze, infrastrutture e risorse economiche — di avviare processi di digitalizzazione e innovazione.
Al contrario, molte PMI — che rappresentano una parte consistente del tessuto produttivo italiano — restano in difficoltà, sia per limiti strutturali sia per carenza di skill interne specifiche.
Il risultato è un’Italia a due velocità: da un lato quelle imprese che avanzano verso l’IA e la trasformazione digitale; dall’altro quelle che osservano, attendono o restano ferme, aumentando il rischio di allargare il divario tecnologico nel sistema produttivo nazionale.
Un potenziale ancora ampio: le prospettive future
Nonostante la diffusione limitata, molti segnali indicano un potenziale in crescita per l’adozione dell’IA in Italia. Il fatto che oltre un terzo delle imprese stia valutando l’introduzione di soluzioni IA indica una disponibilità ancora inespresso, che potrebbe tradursi in una maggiore diffusione nei prossimi anni. Una sfida che resta culturale e infrastrutturale
L’adozione dell’IA in Italia non è solo questione di tecnologia: è anche una questione di competenze, risorse e consapevolezza. Per trasformare lo “spiraglio” rappresentato dal 37,6% di imprese in fase di valutazione in un cambiamento reale e diffuso, serviranno politiche di supporto, formazione, infrastrutture adeguate e un impegno strategico — soprattutto per le PMI.
In questo senso, il dato dell’11,5% non va interpretato come un fallimento: piuttosto come un punto di partenza. Un punto da cui costruire — con gradualità, realismo e consapevolezza — un percorso di trasformazione digitale che non escluda nessuna impresa, grande o piccola che sia.










