L’European Commission (Commissione Europea) sta per aprire una nuova indagine antitrust nei confronti di Meta, sul ruolo e le modalità con cui ha integrato funzioni di intelligenza artificiale all’interno di WhatsApp.
Secondo quanto riportato dal Financial Times, la Commissione valuterà se l’adozione del sistema “Meta AI” nella popolare app di messaggistica — attivato nel marzo 2025 per tutti i paesi europei — configuri un abuso di posizione dominante.
Il focus dell’indagine riguarda in particolare il fatto che l’assistente Meta AI si presenti come parte integrante di WhatsApp, con suggerimenti e funzioni di completamento automatico dei messaggi, potenzialmente escludendo — di fatto — chat-bot concorrenti.
La notizia giunge a pochi giorni dall’ampliamento da parte della giustizia italiana di un’istruttoria — condotta da AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) — che già da novembre scorso stava valutando le “clausole WhatsApp Business Solution” entrate in vigore il 15 ottobre: clausole che, secondo l’Autorità, escluderebbero dall’ecosistema WhatsApp eventuali fornitori esterni di servizi di AI-chatbot concorrenti.
Un doppio strumento regolamentare: antitrust tradizionale, non DMA
È significativo che l’indagine europea si svolgerà secondo le regole antitrust tradizionali — non sotto la normativa più recente del Digital Markets Act (DMA), che pure è pensata per regolare le grandi piattaforme digitali.
Secondo fonti comunitarie, la decisione di ricorrere al diritto antitrust “classico” riflette la natura dell’ipotesi in esame: non una violazione delle regole generali per i gatekeeper, bensì una possibile forma di abuso di posizione dominante attraverso pratiche commerciali discriminatorie.
Questo approccio, se confermato, potrà avere conseguenze immediate — come eventuali misure cautelari — e costituire un precedente rilevante per tutte le piattaforme che integrano funzionalità IA nei loro servizi.
Accuse al centro: esclusione di concorrenti e lock-in degli utenti
Al centro delle accuse dell’AGCM e, potenzialmente, della Commissione Europea, c’è la cosiddetta pratica di “tying” o “lock-in”: cioè il rischio che, grazie alla posizione dominante di WhatsApp e alla diffusione capillare dell’app, gli utenti siano “spinti” ad usare soltanto Meta AI, escludendo di fatto soluzioni alternative.
Secondo l’Autorità italiana, le nuove clausole di WhatsApp Business Solution rendono praticamente impossibile l’accesso alla piattaforma per provider esterni di chatbot. Questo potrebbe “limitare la produzione, gli sbocchi o lo sviluppo tecnico” per gli operatori concorrenti, con conseguente detrimento per la concorrenza e per la libertà di scelta degli utenti.
La situazione — secondo gli osservatori — rischia di consolidare la posizione di monopolio di Meta in un segmento strategico come quello delle IA conversazionali.
Le contromosse di Meta e la posta in gioco
Meta finora ha negato le accuse, definendole “infondate”. L’azienda sostiene che l’aggiornamento a WhatsApp Business non impedirà — secondo la propria visione — l’utilizzo dei servizi di assistenza e comunicazione da parte delle imprese né penalizzerà altre IA.
Tuttavia, in un momento in cui l’Europa intensifica i controlli sulle big tech — dopo sanzioni e regolamentazioni come la DMA — l’avvio di questa indagine rappresenta un segnale forte: l’era dell’IA generativa obbliga le autorità di regolamentazione a ridefinire i confini della concorrenza e a verificare come le piattaforme dominanti possano influenzare l’evoluzione del mercato.
Se la Commissione deciderà di muoversi, le conseguenze per Meta potrebbero essere rilevanti: oltre al peso economico delle eventuali sanzioni, in gioco c’è il modello stesso di “ecosistema chiuso” che lega servizi di messaggistica, social e IA.
Cosa segue
Secondo quanto riferito dal Financial Times, l’annuncio formale dell’indagine potrebbe arrivare nelle prossime ore o giorni — anche se la tempistica resta suscettibile di cambiamenti.
Nel frattempo, le autorità europee e italiane potranno avviare richieste di informazioni, ispezioni o, eventualmente, misure cautelari per tutelare la concorrenza e garantire che l’apertura alla IA non si trasformi in un cancellare della pluralità di mercato.










