L’Unione Europea ha accolto oggi la proposta avanzata dal Governo italiano di introdurre una tassa sui piccoli pacchi provenienti da Paesi extra UE, eliminando così l’attuale esenzione dai dazi doganali per le spedizioni di valore inferiore ai 150 euro.
Una misura che entrerà in vigore già dal prossimo anno e che punta a ristabilire condizioni di concorrenza più eque tra i produttori europei e i colossi dell’e-commerce internazionale.
L’Italia, tra i promotori principali dell’iniziativa, aveva presentato la proposta lo scorso ottobre durante una riunione interparlamentare a Bruxelles dedicata alle politiche commerciali e doganali.
«È un passo concreto per difendere il commercio al dettaglio, il Made in Italy e le nostre imprese, troppo spesso penalizzate da una concorrenza non equa», ha ccommentato sui social il Senatore Massimo Garavaglia che gia lo scorso ottobre era intervenuto in sede europea per sostenere la necessità di tale intervento.
In quella occasione, era stato ribadito dal Senatore che “la definizione di servizio digitale è molto ampia e quindi è anche difficile perimetrare e controllare una tassa sui servizi digitali, la seconda ovvia controindicazione è di carattere geopolitico. E’ impossibile pensare ad una digital tax senza che gli USA non reagiscano e non abbiamo alternative per moltissimi servizi digitali. Quindi perchè non ragionare su obiettivi più realistici, più mirati e che non vadano direttamente contro i giganti del web. Per esempio una minima delivery tax, tra l’altro mentre l’unione europea persegue discutibili se non dannose politiche green che hanno distrutto il settore dell’auto e quindi hanno distrutto occupazione e il gettito del settore dell’auto, le nostre città sono invase da furgoni che consegnano pacchettini con dentro il dentifricio o il profumo per la fidanzata, tra l’altro nessuno vieta di comprarli insieme una volta sola”.
Obiettivo: concorrenza leale e tutela delle imprese
La decisione mira a contrastare il crescente afflusso di prodotti a basso costo provenienti da Paesi extraeuropei – spesso venduti online – che finora beneficiavano dell’esenzione dai dazi doganali sotto la soglia dei 150 euro.
Secondo il Governo italiano, questa disparità ha danneggiato negli ultimi anni il tessuto commerciale interno, mettendo in difficoltà negozi, artigiani e piccole imprese che operano nel rispetto delle regole fiscali e di qualità europee.
Un segnale politico forte
Bruxelles ha accolto con favore la proposta, considerandola una misura di riequilibrio economico e di giustizia fiscale. L’introduzione della nuova tassa rappresenta anche un segnale politico importante: l’Europa si muove verso una maggiore regolamentazione del commercio digitale globale, cercando di proteggere la produzione locale senza rinunciare alla libera concorrenza.
La misura, che sarà operativa dal 2026, verrà accompagnata da controlli doganali più rigorosi e da un aggiornamento dei sistemi di tracciamento delle spedizioni, per garantire l’efficacia del nuovo regime fiscale.
Una svolta per il commercio europeo
L’intervento è stato accolto positivamente dalle associazioni di categoria italiane e da molti operatori del settore, che vedono in questa decisione una possibile “boccata d’ossigeno” per il commercio tradizionale.
«Finalmente si ristabilisce un principio di equità – commentano –: chi produce e vende in Europa non può competere con chi esporta merci a costi stracciati, senza rispettare le stesse regole».
Con questa scelta, l’Europa si prepara a ridefinire le regole del commercio online internazionale, a difesa della qualità, della trasparenza e dell’economia reale.










