Confcommercio ha accolto con favore il nuovo accordo commerciale tra Stati Uniti e Unione Europea, definendolo, riprendendo le parole della presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, un elemento di “certezza in tempi incerti”. Si tratta di un’intesa importante, che ha scongiurato il rischio di una guerra commerciale tra le due sponde dell’Atlantico e ha assicurato stabilità a due economie profondamente interconnesse, come sottolineato anche dalla nota congiunta firmata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dai vicepresidenti Matteo Salvini e Antonio Tajani. Tuttavia, Confcommercio avverte che l’accordo è complesso e richiederà un’analisi attenta, soprattutto per chiarire un punto fondamentale: se il livello dei dazi fissato al 15% sulle merci europee esportate negli Stati Uniti includa o meno quelli già esistenti. Questo aspetto è essenziale per valutare con precisione l’impatto sull’export europeo.
Secondo Confcommercio, il costo complessivo dell’intesa per l’Europa è comunque rilevante. Oltre all’imposizione dei dazi, l’accordo prevede impegni molto consistenti da parte dell’UE: l’acquisto di energia dagli Stati Uniti per un valore di 750 miliardi di dollari, investimenti europei aggiuntivi sul territorio statunitense per 600 miliardi di dollari e importanti acquisti di sistemi di difesa americani. Inoltre, durante il recente G7, è stato concordato un compromesso che esonera le multinazionali con sede madre negli Stati Uniti dall’applicazione della global minimum tax, un’esenzione che favorisce le grandi aziende statunitensi e penalizza la concorrenza fiscale internazionale.
Per l’Italia, le prime stime parlano di un impatto diretto significativo già nel 2025: l’introduzione dei dazi al 15% potrebbe danneggiare l’export italiano per un valore compreso tra gli 8 e i 10 miliardi di euro. A questo si aggiunge l’effetto negativo derivante dall’indebolimento del dollaro, che rende i prodotti italiani meno competitivi negli Stati Uniti. In un contesto globale in cui le tariffe commerciali stanno aumentando, diventa ancora più difficile per le imprese italiane, in particolare le piccole e medie aziende esportatrici, trovare nuovi spazi sui mercati internazionali. Anche il settore turistico potrebbe risentirne: un dollaro debole e la contrazione del reddito globale potrebbero ridurre il numero di turisti stranieri in arrivo in Italia, danneggiando un comparto che nel 2023 ha generato 52 miliardi di euro, rappresentando una delle principali voci attive della bilancia dei pagamenti italiana.
Di fronte a questo scenario, secondo Confcommercio, è necessario reagire con determinazione. Occorre valorizzare le caratteristiche di qualità dell’export italiano, che lo rendono più resiliente alle fluttuazioni dei prezzi, e accompagnare questo sforzo con misure di sostegno mirate. A livello europeo, serve rafforzare la competitività del continente e potenziare il mercato interno, promuovendo l’adozione di un debito comune per finanziare investimenti in beni pubblici europei strategici, come sicurezza, energia, reti infrastrutturali e intelligenza artificiale. Va inoltre favorita la mobilitazione del risparmio privato, ad esempio attraverso l’Unione del mercato dei capitali, per sostenere lo sviluppo. Sul fronte nazionale, è fondamentale portare a piena attuazione il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), incentivare gli investimenti e avanzare con decisione nel processo di riforma del sistema fiscale, così da rendere l’Italia più competitiva e capace di affrontare le sfide economiche globali con strumenti solidi ed efficaci.










