Gli analisti di UniCredit vedono l’annuncio di Donald Trump sui dazi del 30% verso Europa e Messico, che dovrebbero partire il primo agosto, come una mossa più tattica che reale. Secondo loro, è più un “bluff” per guadagnare tempo e ottenere consenso politico all’interno degli Stati Uniti, piuttosto che un’imminente applicazione drastica delle tariffe.
UniCredit consiglia agli investitori di non farsi prendere dal panico: meglio mantenere la calma e preferire investimenti in titoli di Stato europei di alta qualità, piuttosto che puntare sui titoli statunitensi, che potrebbero vedere un aumento dei rendimenti (con un aumento del costo del denaro). Per quanto riguarda il mercato azionario, UniCredit suggerisce di mantenere un approccio globale: continuare a investire sia negli Stati Uniti, dove il settore tecnologico rimane importante, sia in Europa, dove le azioni sono valutate in modo interessante, e nei mercati emergenti.
Gli esperti sottolineano che lo spostamento della data per l’entrata in vigore dei dazi dal 15 luglio al 1 agosto è un segnale che la negoziazione richiede più tempo. Invece di ammettere questa realtà, la Casa Bianca sta accusando gli altri paesi per il ritardo e minaccia di aumentare i dazi. UniCredit interpreta questa tattica come un modo per rafforzare il sostegno politico interno durante le lunghe trattative.
UniCredit ritiene che, alla fine, i dazi saranno inferiori rispetto a quanto annunciato inizialmente: probabilmente si attesteranno intorno al 10% per l’Europa, mentre la Cina potrebbe affrontare tariffe più alte. Tuttavia, c’è il rischio che l’aliquota finale per l’Europa possa essere compresa tra il 10% e il 20%, anche perché i Paesi europei non hanno sempre mostrato una posizione unitaria nelle trattative.
La Commissione Europea ha già deciso di rinviare ulteriormente le misure di ritorsione contro gli Stati Uniti, per continuare i negoziati su questioni come i dazi settoriali e le barriere non tariffarie (ad esempio quelle sui servizi digitali). UniCredit osserva inoltre che paesi partner più piccoli degli Stati Uniti, come Brasile e alcune nazioni asiatiche, potrebbero subire dazi più pesanti, poiché per Washington i costi economici sarebbero limitati, mentre i benefici politici, in termini di consenso interno, sarebbero massimizzati.
Se questa interpretazione è corretta, non è escluso che possano esserci ulteriori ritardi anche dopo il primo agosto, soprattutto se i mercati considerano la minaccia di Trump solo come un bluff. Per questo motivo, UniCredit invita gli investitori a non farsi distrarre dal “rumore” e dalla possibile volatilità a breve termine, ma a mantenere una visione di lungo periodo. Secondo la banca, anche le politiche monetarie della BCE e della Federal Reserve non dovrebbero cambiare drasticamente: si prevede infatti un ulteriore taglio dei tassi da entrambe entro la fine dell’anno. Resta però importante non sottovalutare i rischi di uno scenario più complicato, soprattutto in termini di volatilità del mercato e tensioni commerciali tra Washington e i suoi partner.










