Dal 2027 entrerà in vigore l’obbligo per le aziende di adottare il Digital Product Passport (DPP), uno strumento digitale che raccoglie informazioni dettagliate sull’intera vita di un prodotto: dalla provenienza dei materiali utilizzati alla percentuale di contenuto riciclato, fino alla sua riparabilità e durata nel tempo. Si tratta di una trasformazione complessa, soprattutto per settori con catene di fornitura lunghe e frammentate, come quello dell’abbigliamento e dell’elettronica.
Secondo il consorzio Erion Textiles, che rappresenta le imprese del settore tessile, l’effettiva implementazione del DPP richiederà un impegno collettivo da parte di tutta la filiera, compresi produttori, distributori, riciclatori, operatori logistici e consumatori. Serviranno piattaforme digitali solide, investimenti tecnologici, standard condivisi e una suddivisione chiara dei compiti tra i vari attori coinvolti. Le imprese dovranno essere in grado di gestire e condividere in modo preciso i dati richiesti, mentre i consorzi avranno un ruolo importante nel supportarle, sia nel reperimento delle informazioni che nella costruzione di strumenti adeguati.
Di queste sfide si è parlato nel corso del webinar “Digital Product Passport: opportunità e sfide per il Tessile”, organizzato il 17 giugno 2025 da Erion Textiles. Tra i partecipanti c’erano esponenti di aziende e organizzazioni del settore, come Save The Duck, Rifò, The Policy Hub ed EBCA, con l’obiettivo di analizzare cosa comporterà concretamente l’adozione del DPP.
Per Erion Textiles, è fondamentale che le aziende del settore partecipino attivamente al processo normativo europeo e nazionale, seguendo da vicino lo sviluppo delle regole tecniche e dei criteri di verifica dei dati richiesti. L’obiettivo è anticipare le scelte normative per orientare correttamente le decisioni tecnologiche delle imprese.
Una volta chiarito il quadro regolatorio, sarà necessario progettare sistemi pilota che consentano di raccogliere e gestire i dati lungo tutta la filiera, sfruttando tecnologie come la blockchain per garantire trasparenza e sicurezza. Saranno fondamentali anche piattaforme condivise tra produttori, fornitori e riciclatori, capaci di mantenere la riservatezza commerciale e allo stesso tempo rispettare le nuove esigenze di tracciabilità. Inoltre, sarà importante formare nuove figure professionali in grado di gestire questi strumenti digitali e i nuovi obblighi informativi.
Alcune aziende hanno già iniziato a sperimentare questo approccio. Save The Duck, ad esempio, ha creato un sistema digitale accessibile tramite QR code applicato sui propri capi, attraverso cui i clienti possono visualizzare informazioni su materiali, processi produttivi, certificazioni e iniziative aziendali. Questo strumento, inizialmente pensato per tutelare l’originalità dei capi, è diventato anche un canale di comunicazione con la clientela.
Anche Rifò, azienda basata sull’economia circolare, ha adottato un proprio passaporto digitale già nel 2022. L’obiettivo era rendere visibile al pubblico l’impatto ambientale positivo dei propri prodotti, grazie all’utilizzo di materiali riciclati e alla produzione locale. Questo strumento aiuta a sensibilizzare i clienti sull’importanza della sostenibilità e a valorizzare il modo in cui un capo viene realizzato.









