Secondo il Codice dei beni culturali, chi scopre o contribuisce al recupero di un oggetto storico di valore può ricevere un premio. Tradizionalmente, si pensava che questo riconoscimento spettasse solo a chi trova fisicamente il bene, ma una recente sentenza del Consiglio di giustizia amministrativa della Sicilia ha ampliato questa visione.
La vicenda riguarda Giuseppe Rosario Biondi, un ingegnere e presidente di un’associazione culturale, che nel 2009 ha notato su eBay la vendita di un antico vaso, la “lekanis centuripina”, esportato illegalmente dall’Italia. Senza entrare in contatto diretto con l’oggetto, Biondi ha segnalato la presenza del vaso alle autorità, fornendo immagini e il link dell’asta online, così come riportato dall’agenzia di stampa Ansa.
Grazie a questa segnalazione, le autorità sono riuscite a recuperare il vaso e a riportarlo in Italia, dove è stato poi affidato a un museo. Quando Biondi ha chiesto il premio previsto dalla legge, la Regione Siciliana ha respinto la richiesta, sostenendo che non c’era stato un ritrovamento materiale, che la denuncia era tardiva e che il recupero era avvenuto all’estero.
Il Consiglio di giustizia amministrativa ha però stabilito che la segnalazione digitale fatta da Biondi ha un valore paragonabile al ritrovamento fisico dell’oggetto. Pertanto, anche chi contribuisce al recupero attraverso strumenti digitali ha diritto al premio. Questa decisione segna un importante passo avanti nella tutela del patrimonio culturale, riconoscendo il ruolo fondamentale che i cittadini possono svolgere anche tramite i canali digitali nella salvaguardia dei beni storici e artistici.










