Nel primo trimestre del 2025, il mercato del lavoro italiano continua a dare segnali positivi, come evidenziato dal secondo numero del “Bollettino CNEL sul Mercato del Lavoro”, frutto della collaborazione tra CNEL e ISTAT. Questo rapporto, che ha l’obiettivo di migliorare la diffusione delle statistiche pubbliche, si concentra sulle dinamiche di transizione tra occupazione, disoccupazione e inattività nell’arco degli ultimi dodici mesi, restituendo un quadro complessivo in miglioramento.
Secondo il presidente del CNEL, Renato Brunetta, i dati mostrano una crescita solida dell’occupazione, che ha superato i 24 milioni di occupati, una riduzione della disoccupazione e un rafforzamento delle transizioni verso forme di lavoro stabile. Il tasso di occupazione ha raggiunto il 62,5%, con un aumento di oltre 400.000 unità rispetto all’anno precedente, coinvolgendo sia uomini che donne, con una crescita più significativa per queste ultime. Anche tra i cittadini stranieri, soprattutto tra gli uomini, si è registrato un miglioramento dei livelli occupazionali. Parallelamente, il tasso di disoccupazione è sceso al 6,8%, quasi un punto percentuale in meno rispetto allo stesso periodo del 2024, con un calo marcato tra le donne straniere, dove la disoccupazione è diminuita del 3,1%. Inoltre, il numero degli inattivi è calato di circa 95.000 persone.
Un dato incoraggiante arriva dal Mezzogiorno, dove si registra un aumento del tasso di occupazione (+1,3 punti percentuali) e una diminuzione di quello di disoccupazione (-1,5 punti). Tuttavia, Brunetta sottolinea che una delle sfide più urgenti riguarda ancora l’occupazione femminile, soprattutto nel Sud del Paese, dove molte donne restano fuori dal mercato del lavoro. Questo contribuisce a uno scarto di circa 3 milioni di occupati tra l’Italia e i Paesi del Nord Europa, un divario che il presidente definisce la vera sfida da affrontare nei prossimi anni.
Sul fronte della qualità dell’occupazione, si nota un consolidamento dei contratti a tempo indeterminato, cresciuti del 4,7% per gli uomini e del 3,2% per le donne, mentre calano i contratti a termine. Questo indica un passaggio positivo da forme precarie a forme più stabili di lavoro. I lavoratori autonomi rimangono sostanzialmente stabili, con leggere variazioni: una lieve flessione tra gli uomini e un leggero aumento tra le donne. Inoltre, i dati longitudinali, che seguono le stesse persone a distanza di dodici mesi, mostrano che la quota di chi mantiene il proprio impiego è in aumento, toccando il 96,8% per gli uomini e il 95,6% per le donne. Si riducono anche i passaggi verso la disoccupazione e l’inattività, segno di una maggiore solidità del mercato del lavoro italiano, in grado di trattenere la forza lavoro e ridurre il turnover negativo.
Nonostante questi miglioramenti, persistono criticità. Solo il 16,3% degli uomini e il 14% delle donne con un contratto a termine riesce a ottenere un contratto stabile entro un anno, mentre i passaggi al lavoro autonomo sono ancora più rari. Inoltre, l’11-12% dei lavoratori a termine esce completamente dal mercato del lavoro. Tra le persone in cerca di occupazione, appena il 19,2% degli uomini e il 16,1% delle donne riesce a trovare un impiego entro un anno. È particolarmente allarmante che oltre la metà delle donne disoccupate (il 55%) smetta completamente di cercare lavoro, segnalando un rischio elevato di esclusione sociale.
Infine, la condizione di inattività appare molto stabile e difficile da modificare: circa il 90% delle donne e l’85% degli uomini che risultavano inattivi dodici mesi prima lo sono ancora oggi. Questo dato mostra che il mercato del lavoro italiano fatica a reinserire chi è uscito dal sistema o non vi è mai entrato.
In conclusione, i dati del Bollettino indicano che il mercato del lavoro italiano si sta rafforzando, con segnali positivi di crescita occupazionale e stabilità. Tuttavia, rimangono aperte sfide importanti legate all’inclusione femminile, alla riduzione dell’inattività e alla coesione territoriale. Serve un impegno concreto in termini di politiche attive del lavoro per recuperare chi è rimasto indietro e per avvicinare l’Italia agli standard occupazionali dei Paesi europei più avanzati.










