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Home News Economia e Finanza

L’Italia accetta il MES, quali le conseguenze?

10 Aprile 2020
in Economia e Finanza
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L’Italia accetta il MES, quali le conseguenze?

View on the European parliament building with flags of members in Brussels

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Alla fine, un accordo è stato raggiunto. Forse è stato persino evitato lo strappo europeo, ma non vuol dire che l’UE ne esca rafforzata, anzi. Nella tarda serata di ieri, l’Eurogruppo e il nostro Ministro dell’economia Gualtieri tramite i suoi canali social hanno annunciato di aver raggiunto la quadra riguardo le misure economiche europee per contrastare il Covid19. E MES sarà, con una dotazione di 500 miliardi senza condizionalità – ma a quanto pare limitatamente per gli interventi in ambito sanitario – ciò che allontana irrevocabilmente gli eurobond, a meno che il Consiglio Europeo non rimetta tutto in discussione.

Sostanzialmente, pur con piccole concessioni, è la vittoria della piccola Olanda, o della Grande Germania, la quale ha giocato su più tavoli: da un lato strenuo sostenitore dell’austerità, dall’altro colomba della mediazione che ha allungato la mano soprattutto a Parigi. Tutto questo, mentre in Germania stessa si moltiplicavano gli appelli interni ad una maggiore duttilità, non ultimo quello dell’ex Cancelliere Schroeder. La sua, in realtà, non è stata un’apertura casuale, in quanto fu Cancelliere proprio nel momento di maggiore difficoltà della Germania nell’ultimo ventennio, quello in cui il peso della riunificazione si stava facendo sentire con maggiore insistenza e la Germania era più vulnerabile.

Tornando a noi. Va chiarito che il MES è un meccanismo di stabilità europeo. Una volta attivato dovrebbe fornire assistenza finanziaria ai Paesi in difficoltà che trascinerebbero altrimenti l’intera area UE in una spirale negativa e pericolosa per la tenuta economica degli stati membri.

I paesi del Nord esultano, in Italia decisamente meno e le opposizioni già sparano a zero sul Premier Conte che fino a pochi giorni fa era sembrato irremovibile e oggi appare molto più mansueto nell’accettare le condizioni di fatto imposte dagli altri paesi. Ma questo si sa, fa anche un po’ parte del gioco dello storytelling proprio di ogni trattativa, da ambo le parti.

Vediamo nel dettaglio cosa comprendono le misure di contrasto europee

Il pacchetto comprende innanzitutto il nuovo meccanismo “Sure” proposto dalla Commissione per il sostegno (tramite prestiti per 100 miliardi di euro garantiti da 25 miliardi assicurati dagli Stati membri) ai sistemi nazionali di cassa integrazione. A questo strumento, per salvaguardare l’occupazione, viene aggiunto un meccanismo finanziario per sostenere la liquidità delle imprese: una “garanzia paneuropea” da 25 miliardi di euro (messi sempre dagli Stati membri) che permetterà di mobilitare prestiti per 200 miliardi di euro, con fondi raccolti sul mercato dalla Banca europea per gli investimenti (Bei) e destinati alle aziende, soprattutto le Pmi, tramite le banche nazionali di promozione come la Cassa dei Depositi e Prestiti italiana.

Il terzo elemento del pacchetto, il più controverso, consiste nell’apertura di una linea di credito dedicata del Mes (il Fondo salva-Stati) da 240 miliardi di euro in totale, attivabile da qualsiasi paese membro che lo voglia. Questa linea di credito, battezzata “Pandemic Crisis Support”, non richiederà alcuna “condizionalità macroeconomica”, sarà accessibile a tutti gli Stati membri in base a termini standardizzati e uguali per tutti, ma avrà un campo d’applicazione circoscritto al finanziamento della spesa sanitaria e di prevenzione diretta e indiretta dei paesi membri, fino a un ammontare pari al 2% del loro Pil.

La chiave dell’accordo sull’assenza di condizionalità del Mes (l’Olanda non accettava che i paesi beneficiari non si impegnassero a rispettare la disciplina di bilancio, almeno a medio termine) sta nella formula usata nel rapporto dell’Eurogruppo, che ribadisce semplicemente che tutti gli Stati membri dovranno sottostare alle stesse regole di sostenibilità finanziaria nel periodo post-crisi. “Successivamente – si legge nel rapporto – gli Stati membri dell’Eurozona rimarranno impegnati a rafforzare i fondamentali economici e finanziari, coerentemente con il quadro di coordinamento e sorveglianza economica e di bilancio dell’Ue, compresa l’eventuale flessibilità applicata dalle competenti istituzioni”.

La condizionalità “alleggerita” sul ricorso al Mes nella crisi da coronavirus è così definita in quanto “non ci sono richieste di austerità o aggiustamento del deficit, ma si chiede solo che i fondi e le risorse che arrivano dal Mes vengano utilizzati per affrontare le spese sanitarie, dirette e indirette, legate alla crisi covid19”, precisano fonti del ministero dell’Economia, aggiungendo che “si tratta di un radicale cambiamento della normale operatività del Mes”.

Ma perché allora la possibilità degli Eurobond appare definitivamente tramontata?

I bond rappresentano un titolo di credito. Emessi da uno Stato, permettono di accedere a liquidità in cambio di un tasso di interesse sul prestito. Più il rischio di default (fallimento) è alto, più il tasso di interesse cresce.

L’emissione di titoli di debito per paesi alle prese con la crisi finanziaria comporta un grosso rischio. I tassi di interesse potrebbero salire e compromettere la tenuta del sistema economico che si vuol salvare.

Gli Eurobond permetterebbero di emettere debito a favore dei paesi in difficoltà, collegando economie forti e deboli allo stesso titolo. Questo meccanismo, agli occhi degli investitori, abbasserebbe il tasso di rischio e quindi di conseguenza quello di interesse.

I paesi del nord si sono schierati contro questa soluzione, allineandosi al pensiero della Germania tradizionalmente poco avvezza all’indebitamento e atavicamente terrorizzata da questo genere di iniziative.

Ciò che accade in Olanda o in Germania è politicamente chiaro: i rappresentanti politici rischiano grosso nel mettere le proprie economie in difficoltà aiutando i paesi meno virtuosi. Il Coronavirus ha messo in risalto le debolezze strutturali dei paesi che ha colpito e nessuno ha il coraggio o la volontà di farsi carico di un rischio comune.

Ovviamente, se sono stati palesati i limiti dei paesi più deboli, allo stesso modo è evidente che in questo modo anche l’UE ne esce indebolita, vedremo poi quanto. Il modello solidale immaginato dai padri fondatori ha vacillato proprio nel momento di maggiore bisogno. Il giocattolo non è stato rotto, per il momento, perché le conseguenze per noi oggi potrebbero essere addirittura peggiori delle condizioni accettate dall’Italia; tuttavia, le basi per un’ulteriore frammentazione dell’Unione ci sono davvero tutte e se la si vuole davvero salvare sarà necessario uno sforzo enorme. In questo momento, invece, si stanno consegnando paesi strategici come la Spagna e, ancora di più, come la stessa Italia al migliore offerente che si chiami USA, Russia o Cina. Noi saremo probabilmente smembrati, con conseguenze tutte da vedere, ma la cecità che ha portato a tutto questo condurrà l’Europa intera ad una fase di declino oggi difficile da immaginare.

Tags: commissione europeaconteeurobondeurogruppogermaniagualtierimerkelmesolanda
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