Avere il dato ma non poterlo sfruttare per alcuna misura di contrasto all’evasione fiscale o all’illegalità in genere. Questo è il dilemma che sta cogliendo, l’Agenzia delle Entrate e di cui si sta parlando diffusamente in questi giorni riguardo il possesso e la gestione dei dati dei contribuenti. L’evasione, secondo Ruffini, “è ancora troppo elevata per varie ragioni a partire dalle radici storiche e culturali. In realtà, però, i dati degli ultimi anni ci dicono che sta lentamente diminuendo. E oggi la pandemia ci ha fatto capire ancora di più quanto sia importante pagare le tasse per avere servizi essenziali efficienti”. “Negli ultimi anni la digitalizzazione ha permesso significativi passi avanti e il patrimonio di dati e informazioni di cui disponiamo consentirebbe risultati ancora maggiori. Ma se non siamo autorizzati a utilizzarli, la lotta all’evasione fiscale avrà sempre le armi spuntate: è come avere un bolide ma tenerlo parcheggiato in garage”. Ruffini mette le mani avanti: “Premesso che la tutela dei dati personali è doverosa, ma occorre trovare il giusto equilibrio, altrimenti il diritto del singolo prevarica quello della collettività a disporre delle risorse derivanti dal pagamento delle tasse”. Ruffini si sente sostanzialmente con le mani legate, in quanto disporrebbe di validi strumenti di contrasto ma non può farne l’uso che potrebbe anche a causa della normativa sulla privacy che vieta un uso massiccio dei dati. Si tratta di un discorso molto simile a quello che a suo tempo fu fatto per quanto riguarda la app Immuni e di altre iniziative di questo tenore. Nella società e nell’economia dei prossimi anni sarà determinante riuscire a trovare un compromesso per evitare anche di rendere sterile (o peggio ad appannaggio altrui) le potenzialità di cui disponiamo.
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