“Nel 2003 il programma italiano è eurobond per infrastrutture e per difesa. Una variante, oggi, potrebbe essere escludere la difesa dal calcolo del deficit, è il criterio della golden rule. Se spendi, ma la spesa ha un ritorno in termini di PIL posso considerare quella spesa fuori dal calcolo del deficit. La spesa militare ha sempre avuto un grande ritorno in termini di PIL. Detto questo il problema è che devi avere i soldi. Ci potrebbe anche essere consenso europeo nel non conteggiare queste spese, tuttavia servono gli investimenti. In questo momento quello che si sta sviluppando mi ricorda 1984 di Orwell: il confine tra Ue e resto del mondo quale è? L’idea ai miei tempi era dall’Atlantico agli Urali, ma quell’idea è caduta con la guerra e la politica del Cremlino oggi prevede che il futuro sia nel loro passato: l’idea di impero. Noi come Europa stiamo facendo allargamento a Est, Putin sta facendo allargamento dalla parte opposta. Quindi secondo me la difesa va fatta e probabilmente modificando il sistema di voto, togliendo l’unanimità, devi accettare i paesi dell’est che devono entrare subito. Quella è la vera Europa ormai”. Questo il commento di Giulio Tremonti, oggi alla guida della Commissione Esteri della Camera, durante il suo intervento alla Lectio Magistrali organizzata dalla scuola di alta formazione SPES Academy dal titolo “Media, Informazione e Potere”.
Prosegue poi Tremonti rispondendo anche a una domanda sul Piano Mattei: “Il momento storico é favorevole per l’Italia. Alla relativa difficoltà di trovare fondi corrisponde il ritiro per ragioni di odio coloniale di tanti Paesi europei come la Francia. Una quota dei soldi può provenire dal mondo arabo e l’incontro di due giorni fa con la Meloni va visto anche in questi termini. Piano Mattei è una cosa seria, va visto in progressione non è una finanziaria”.