Crescono nel commercio e nella distribuzione le segnalazioni relative alla diffusione di dispositivi e software non conformi alla normativa fiscale. Si tratta dei cosiddetti “velocizzatori” e di soluzioni POS pubblicizzate impropriamente come dispositivi “all-in-one” per la gestione dei corrispettivi, ma sprovviste del prescritto provvedimento di approvazione da parte del Direttore dell’Agenzia delle Entrate. A lanciare l’allarme è Comufficio, l’Associazione Nazionale aderente a Confcommercio che opera nel settore ICT e rappresenta l’intera filiera dei Registratori Telematici, comprendendo la totalità delle imprese produttrici e oltre 2.200 aziende associate che occupano più di 10.000 addetti.
Secondo l’Associazione, questi comportamenti costituiscono una vera e propria pubblicità ingannevole nei confronti degli esercenti e un’attività di concorrenza sleale verso i fornitori di Registratori Telematici. Nello specifico, diversi operatori, soprattutto multinazionali straniere, promuovono tali strumenti con espressioni ingannevoli quali “cassa all-in-one progettata per le nuove regole fiscali” o “dispositivo che include un registratore telematico conforme”. Inoltre, si registrano pratiche commerciali scorrette e aggressive volte a proporre soluzioni transitorie spingendo gli esercenti all’eliminazione, al ritiro o alla sostituzione dei loro Registratori Telematici. Tali messaggi inducono l’esercente a ritenere superato il problema del collegamento POS/RT. Parallelamente, viene alimentata la narrazione mendace secondo cui i Registratori Telematici sarebbero destinati all’obsolescenza per una presunta incompatibilità con i sistemi POS: una fake news che, nonostante le precedenti denunce di Comufficio presso l’Amministrazione Finanziaria, prosegue la sua diffusione senza ostacoli.
L’utilizzo dei cosiddetti velocizzatori per manipolare la procedura web dell’Agenzia delle Entrate rappresenta inoltre una palese violazione delle direttive istituzionali. L’Amministrazione Finanziaria ha infatti ribadito con fermezza l’illegittimità di ogni forma di intermediazione, diretta o indiretta, vietando qualsiasi strumento che comprometta l’unità e la contestualità dell’adempimento fiscale. Tali sistemi illeciti portano all’emissione di certificazioni con nomenclature arbitrarie — come “documento provvisorio”, “copia di cortesia” o “ricevuta” — che risultano totalmente prive di valore legale e riscontro normativo. Tale meccanismo induce l’esercente a ritenersi erroneamente adempiente, a fronte di una mancata memorizzazione e trasmissione dei dati all’Agenzia delle Entrate, privando l’operazione di qualsivoglia validità fiscale o documentale. Si assiste dunque a una sistematica neutralizzazione dell’apparato dei controlli sulle operazioni. Una deriva che finisce per esporre inconsapevolmente migliaia di attività commerciali al rischio di pesanti sanzioni tributarie per violazioni di cui non hanno alcuna responsabilità diretta.
Le ripercussioni di tali condotte rischiano di travolgere 1,7 milioni di Registratori Telematici e circa 13.700 Server RT operativi nel Paese, che rappresentano un’infrastruttura tecnologica fondamentale per assicurare la correttezza della trasmissione dei corrispettivi al Fisco.
Per questo motivo, Comufficio sollecita un intervento urgente da parte dell’Agenzia delle Entrate affinché venga ribadita la normativa vigente. Nello specifico, l’Associazione chiede di chiarire che la procedura del “documento commerciale on line” non può essere usata offline o aggirata con finte procedure d’emergenza. Inoltre, è fondamentale stabilire un principio di parità: chiunque offra software o dispositivi che si collegano a questa procedura web deve essere sottoposto agli stessi rigidi controlli e alle stesse omologazioni richieste per i Registratori Telematici.
“Ci troviamo di fronte a comportamenti che danneggiano le imprese regolari e inducono gli esercenti a violare le norme fiscali pensando di utilizzare strumenti legittimi”, dichiara Gabriella Criscuolo, Presidente di Comufficio. “I Registratori Telematici garantiscono la certezza dell’adempimento e sono perfettamente integrabili con i POS, come stabilito dalla legge. Nei giorni scorsi è stata anche presentata un’interrogazione parlamentare, a firma degli On. Giorgianni e Cangiano, proprio sulla crescente diffusione di soluzioni tecnologiche non certificate utilizzate in sostituzione degli RT omologati. Chiediamo quindi un intervento urgente da parte delle istituzioni per fermare le pubblicità ingannevoli, difendere il lavoro di oltre 2.000 PMI del settore ed evitare a centinaia di migliaia di commercianti il rischio di sanzioni per irregolarità di cui non hanno colpa”.










