Nel 2025 la spesa per la sanità digitale in Italia raggiunge i 2,7 miliardi di euro, con una crescita del 9% rispetto all’anno precedente. Gli investimenti legati alla trasformazione tecnologica e agli interventi del PNRR stanno lasciando in eredità un insieme rilevante di infrastrutture digitali, tra cui piattaforme di telemedicina, Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0 e cartelle cliniche elettroniche. Tuttavia, l’utilizzo effettivo di questi strumenti non è ancora pienamente diffuso.
Secondo i dati dell’Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano, circa sette medici specialisti su dieci utilizzano la cartella clinica elettronica, mentre poco meno della metà dei professionisti sanitari ha effettuato accessi al Fascicolo Sanitario Elettronico. Anche tra i cittadini l’adozione è in crescita: circa due su tre lo hanno utilizzato nell’ultimo anno.
Nonostante questi progressi, emerge una criticità significativa: nel periodo post-PNRR, circa un terzo delle strutture pubbliche teme un ridimensionamento dei progetti di digitalizzazione già avviati, segnalando un clima di incertezza sul futuro della trasformazione digitale della sanità.
Tra i principali ostacoli all’innovazione, le aziende sanitarie indicano soprattutto la scarsità di risorse economiche (50%), seguita dalla mancanza di competenze adeguate (32%) e da una cultura digitale ancora insufficiente nelle organizzazioni (25%).
Per il 2026 le priorità strategiche risultano chiare: la cybersecurity è la principale preoccupazione per il 90% delle aziende sanitarie, seguita dallo sviluppo dei servizi digitali per i cittadini (81%), dall’adozione della cartella clinica elettronica (76%) e dall’espansione della telemedicina (74%). In questo contesto, anche l’intelligenza artificiale sta assumendo un ruolo sempre più rilevante, indicata come area strategica dal 71% delle organizzazioni, in aumento rispetto al 63% dell’anno precedente.
Come sottolinea Mariano Corso, responsabile scientifico dell’Osservatorio Sanità Digitale, la sanità digitale italiana ha oggi l’occasione di trasformare gli investimenti del PNRR in valore concreto e duraturo per cittadini e operatori. La sfida principale, però, non è più solo tecnologica, ma soprattutto culturale e organizzativa: rendere effettivo l’uso delle tecnologie, ripensare i processi e diffondere competenze digitali in modo capillare nel sistema sanitario.









