Lo smart working ha cambiato radicalmente il volto del mercato del lavoro italiano, portando con sé innegabili vantaggi in termini di flessibilità e produttività, ma nasconde insidie che non possono più essere ignorate. È questo il cuore del messaggio lanciato oggi da Paolo Angelini, Direttore Generale della Banca d’Italia, durante il convegno “Relazioni industriali e dinamiche del lavoro”.
I benefici: flessibilità e benessere
Secondo Angelini, l’adozione del lavoro agile ha permesso una migliore conciliazione tra vita privata e professionale (il cosiddetto work-life balance), riducendo i tempi di spostamento e l’impatto ambientale legato al pendolarismo. Per molte imprese, lo smart working si è rivelato un volano per la digitalizzazione dei processi e, in alcuni settori, ha persino favorito un incremento della produttività individuale.
I segnali d’allarme: isolamento e rischi per la sicurezza
Tuttavia, il Direttore Generale ha invitato alla cautela. Il rischio principale è quello di una “erosione del capitale sociale” all’interno delle aziende. La mancanza di interazione fisica può frenare l’apprendimento informale, la creatività collettiva e il senso di appartenenza.
Ma c’è anche un profilo normativo e di sicurezza sempre più stringente. Proprio in questi giorni (7 aprile 2026) sono entrate in vigore le nuove sanzioni previste dalla Legge 34/2026, che rendono obbligatoria e sanzionabile l’informativa annuale sui rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori agili.
I rischi evidenziati da Angelini includono:
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Rischi Psicosociali: Isolamento professionale, tecnostress e la difficoltà nel “disconnettersi”, che può portare a un burnout silenzioso.
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Rischi Fisici: Problemi posturali legati a postazioni domestiche non ergonomiche e affaticamento visivo.
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Sicurezza Informatica: La frammentazione dei luoghi di lavoro espone le infrastrutture aziendali a maggiori rischi di cyber-attacchi.
Il futuro delle relazioni industriali
In conclusione, Bankitalia sottolinea che lo smart working non deve essere visto come una misura emergenziale ormai cristallizzata, ma come uno strumento da governare con nuove relazioni industriali. «Il lavoro agile richiede un nuovo patto tra azienda e lavoratore», ha concluso Angelini, «fondato sulla fiducia e su una valutazione dei risultati che non trascuri la tutela della salute e il valore della presenza fisica in ufficio».
L’intervento di via Nazionale suona come un richiamo al pragmatismo: la flessibilità è un valore, ma solo se accompagnata da una gestione rigorosa dei rischi e da una visione di lungo periodo.










