Il fenomeno dei cosiddetti finfluencer, influencer specializzati in contenuti finanziari, continua a registrare una crescita significativa anche nel nostro paese. Secondo l’ultimo rapporto dell’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano, in Italia sono 48 i creator digitali censiti che trattano temi legati alla finanza, con un impatto sociale crescente e una platea di visualizzazioni impressionante: oltre 2,17 miliardi solo su YouTube, con quasi 34.000 video pubblicati nel corso dell’anno.
Il profilo medio di questi creator è ormai ben definito: si tratta di professionisti con un’età media di 46 anni, un solido background in ambito economico e circa un decennio di esperienza sia nel settore finanziario sia nella creazione di contenuti digitali. Tuttavia, sorprende che quasi il 70% di questi finfluencer non sia iscritto all’albo dei consulenti finanziari o non possieda titoli ufficiali riconosciuti nel settore. Ciò solleva interrogativi non solo sulla qualità dell’informazione offerta, ma anche sulla tutela del pubblico, specie quello più giovane o meno esperto.
Tematiche e modelli di monetizzazione
I contenuti pubblicati spaziano dalle strategie di investimento alle scelte di prodotti finanziari come carte di credito e polizze assicurative, con una prevalenza di video dedicati agli investimenti (66%), al trading (34%) e alla finanza personale (26%). Non mancano nemmeno approfondimenti su fiscalità e previdenza, rendendo questo “nuovo giornalismo digitale” più trasversale rispetto alle rubriche tradizionali.
Per quanto riguarda le forme di monetizzazione, i finfluencer italiani tendono a guadagnare attraverso sponsorizzazioni e programmi di affiliazione (circa il 40% dei casi), o tramite la vendita di prodotti e servizi personalizzati, come corsi e consulenze. Questo modello di business, pur offrendo opportunità economiche concrete, porta con sé anche critiche e dubbi sulla trasparenza delle informazioni proposte e sugli incentivi reali che guidano i creator.
Un fenomeno sotto osservazione
La crescita di questi profili riflette la crescente domanda di contenuti finanziari sui social media, in un periodo in cui sempre più cittadini — soprattutto giovani — cercano informazioni su risparmio, mercati e strumenti di investimento tramite piattaforme digitali. Tuttavia, studi precedenti evidenziano che la produzione di contenuti finanziari sui social è ancora una nicchia, con un occhio di riguardo ai rischi di disinformazione. Secondo alcune ricerche, infatti, solo una piccola percentuale di contenuti economici sono sponsorizzati o accompagnati da una supervisione professionale, e il settore rimane complessivamente poco regolamentato.
In questo contesto, il ruolo dei finfluencer si situa in bilico tra educazione finanziaria e intrattenimento, aprendo un dibattito sempre più acceso su come bilanciare libertà di espressione, responsabilità informativa e tutela dei consumatori sul web.










