Il ministro per la Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo, ha rilanciato oggi l’intenzione di introdurre nelle amministrazioni pubbliche figure professionali dedicate al digitale, come il social media manager e il digital manager, per affrontare la sfida della transizione tecnologica.
Rispondendo in aula al question time alla Camera, Zangrillo ha affermato che “introdurre ruoli innovativi, legati ai linguaggi digitali e alle nuove forme di comunicazione, significa rendere la Pubblica Amministrazione un ambiente di lavoro più dinamico e competitivo”. Secondo il ministro, avere professionisti dedicati al digitale nei ranghi della PA è essenziale per “restare al passo con i tempi” e dotarsi di “strumenti adeguati” alla transizione in corso.
Questa proposta segue il recente inserimento nel Decreto PA (convertito in legge) della figura del social media manager e del digital manager negli organici degli enti pubblici. In pratica, gli enti pubblici avranno la possibilità – e in certi casi l’obbligo – di assumere o nominare esperti qualificati che si occupino della comunicazione digitale istituzionale, della gestione dei canali social, della redazione di contenuti digitali e del dialogo con i cittadini in piattaforme online.
Le criticità e le sfide da affrontare
Non mancano però dubbi e ostacoli: come regolamentare esattamente queste figure? Quali requisiti formativi e professionali dovranno avere? In un’intervista, la deputata Chiara Tenerini ha sollevato questi interrogativi, sottolineando la necessità di chiarire ruoli, competenze e vincoli giuridici. Inoltre, molti operatori del settore della comunicazione digitale lamentano che finora queste funzioni erano svolte da figure “ibridi” — addetti stampa, consulenti esterni o dipendenti con compiti aggiuntivi — spesso senza riconoscimento né stabilità.
Un altro nodo da sciogliere è la capacità delle amministrazioni territoriali, soprattutto nei piccoli enti, di dotarsi delle risorse umane e finanziarie necessarie per sostenere tali ruoli strategici. Come faranno comuni o regioni con bilanci ridotti a garantire la professionalità e continuità di una comunicazione digitale moderna?
Infine, la questione della formazione e del ricambio generazionale è centrale: la PA dovrà attrarre e valorizzare talenti digitali, offrendo percorsi di carriera e incentivi adeguati.
Verso una PA più “social”?
Se concretizzata correttamente, l’idea di Zangrillo potrebbe segnare una svolta importante nella modernizzazione della macchina amministrativa italiana: la comunicazione istituzionale digitale passa da accessorio a componente strategica dell’azione pubblica. Tuttavia, il successo dipenderà dal rigore normativo, dalla dotazione di risorse e dalla reale volontà, a tutti i livelli, di innovare.










