La Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo il tetto fisso di 240 mila euro sugli stipendi dei dirigenti e manager pubblici, in vigore dal 2014. Di conseguenza, il limite massimo torna a essere calcolato in base alla retribuzione del primo presidente della Corte di Cassazione, che secondo la sentenza è pari a 311.658,23 euro, basandosi sull’ultimo aggiornamento disponibile.
Questo significa che circa mille dirigenti pubblici di alto livello, magistrati e manager di società controllate dallo Stato vedranno aumentare il proprio stipendio. Tuttavia, è probabile che questa cifra possa ancora variare.
Il governo sta infatti valutando di rivedere questo riferimento per gli stipendi, attraverso un decreto del presidente del Consiglio (Dpcm) oppure inserendolo nella prossima legge di bilancio.
L’idea di superare il tetto salariale era già stata anticipata meno di un anno fa dal ministro della Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo, che aveva proposto di rivedere le politiche salariali per attrarre figure manageriali di alto livello e migliorare così l’efficienza e la qualità della Pubblica Amministrazione.










