L’Italia sta lavorando alla creazione di una nuova piattaforma di messaggistica istantanea pensata esclusivamente per le comunicazioni interne alla Pubblica Amministrazione. Si tratta di un sistema sicuro e sovrano, noto come “chat di Stato”, nato dalla collaborazione tra l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) e l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato (IPZS), con l’obiettivo di garantire comunicazioni più rapide, protette e pienamente controllabili. Il progetto, avviato ufficialmente con la firma di una convenzione il 4 aprile scorso, è ora nella fase dello studio di fattibilità, i cui primi risultati sono attesi entro la fine del mese.
Questo strumento sarà progettato per rispettare gli elevati standard di sicurezza richiesti dalle istituzioni pubbliche, andando oltre quanto offerto dalle comuni app di messaggistica commerciale. Anche se esistono già applicazioni avanzate sul piano della protezione dei dati, la gestione della comunicazione nella sfera pubblica richiede soluzioni che offrano piena trasparenza, controllo e localizzazione dei dati sensibili. Uno degli aspetti centrali del progetto è proprio questo: garantire non solo la protezione dei contenuti attraverso tecnologie come la crittografia end-to-end, ma anche una rigida tutela dei metadati, ovvero le informazioni che riguardano tempi, frequenza, posizione e identità dei partecipanti alle conversazioni. Questi elementi, se non adeguatamente protetti, potrebbero rappresentare una vulnerabilità per l’intero sistema nazionale, come si legge su key4biz.it.
Attualmente, l’Istituto Poligrafico sta analizzando una ventina di possibili soluzioni, tutte di provenienza europea, alcune già in uso in altri Paesi, che potrebbero essere adattate alle necessità italiane. Tra le difficoltà più rilevanti c’è il fatto che, nonostante la crittografia avanzata, l’anello debole resta spesso il comportamento umano: l’utilizzo improprio delle piattaforme può infatti vanificare qualsiasi barriera tecnica. Esempi recenti dimostrano che persino alti funzionari di altri Stati hanno utilizzato app personali per scambiare dati sensibili, compromettendo così la sicurezza delle informazioni.
Tra i modelli più interessanti presi in considerazione c’è l’esperienza della Francia con Tchap, una piattaforma istituzionale riservata ai funzionari pubblici, basata su tecnologie open source (il client Element e il protocollo Matrix). Tchap garantisce il controllo completo sui dati trasmessi e consente la conservazione su server pubblici o su cloud privati, assicurando così la sovranità digitale dello Stato. Attualmente, conta circa 300.000 utenti attivi e rappresenta un esempio concreto di come si possa creare un sistema di comunicazione sicuro, riservato e conforme ai requisiti governativi. Accanto a Tchap, la Francia ha sviluppato anche Olvid, considerata l’alternativa nazionale a WhatsApp.
In Italia, tra le alternative in fase di valutazione c’è anche un progetto interno sviluppato da Telsy, azienda del gruppo TIM, che potrebbe diventare il fulcro della nuova piattaforma nazionale. La realizzazione di questo progetto risponde all’esigenza di rafforzare la resilienza informatica delle istituzioni italiane e di dotare la Pubblica Amministrazione di strumenti efficienti e indipendenti da fornitori esterni. La realizzazione di una chat sicura di Stato, in grado di integrarsi con le specifiche esigenze operative e normative, segna un passo importante verso la modernizzazione digitale del settore pubblico e rappresenta una risposta concreta ai nuovi rischi legati alla cybersicurezza e alla protezione dei dati sensibili.










