I fondamentali dell’economia italiana si presentano in buona salute. È quanto emerge dall’analisi elaborata dall’Ufficio Studi di Confcommercio – Imprese per l’Italia, contenuta nelle previsioni economiche per il biennio 2025-2026. Secondo il rapporto, nel 2024 il reddito disponibile delle famiglie è aumentato dell’1,3% rispetto all’anno precedente, mentre i consumi hanno registrato un incremento dello 0,4%. Sul fronte occupazionale, il 2025 vedrà livelli record: il numero degli occupati salirà a 24,2 milioni (ben 2,1 milioni in più rispetto al 2021), mentre il numero dei disoccupati scenderà da 2,5 a 1,5 milioni. L’inflazione dovrebbe mantenersi su livelli moderati, con un tasso tendenziale dell’1,7%.
Per quanto riguarda la crescita economica, Confcommercio prevede un aumento del PIL dello 0,8% nel 2025, seguito da un +0,9% nel 2026.
Tuttavia, lo scenario internazionale è segnato da crescenti incertezze, alimentate dalle recenti decisioni commerciali annunciate dagli Stati Uniti, che stanno generando timori di un possibile rallentamento dell’economia globale. Il rendimento dei titoli di Stato americani a dieci anni, fermo tra il 4 e il 5%, riflette le crescenti preoccupazioni riguardo all’elevato debito pubblico e al disavanzo statunitense. In questo contesto, anche l’Europa potrebbe subire contraccolpi, sebbene l’Italia sembri mostrare una relativa tenuta. Il differenziale tra i titoli italiani (Btp) e quelli tedeschi (Bund) si è ridotto, segno di una gestione finanziaria più oculata. Complessivamente, il nostro Paese mostra un’economia in condizioni abbastanza solide, con indicatori macroeconomici in progresso. Tuttavia, la persistente instabilità globale e il clima di sfiducia diffuso tra imprese e consumatori potrebbero ridurre le potenzialità di crescita,così come si legge su Borsa Italiana.
Per quanto riguarda l’occupazione, nel 2025 si stima una forte carenza di manodopera nei comparti del commercio, della ristorazione e dell’ospitalità: circa 260mila posizioni resteranno vacanti, con un incremento del 4% rispetto al 2024. Secondo Confcommercio, si tratta di una vera emergenza che rischia di ostacolare lo sviluppo di questi settori chiave per l’economia nazionale. Le figure professionali più difficili da reperire includono commessi specializzati, macellai, gastronomi, camerieri, baristi, cuochi e pizzaioli, gelatai, addetti alle pulizie e al riordino delle stanze.
L’indagine ha anche evidenziato una dicotomia tra percezione e comportamento reale: nonostante il calo della fiducia, aumentano le intenzioni di spesa. Crescono, infatti, i progetti legati all’acquisto di beni durevoli (come elettrodomestici, mobili, automobili) e alla ristrutturazione della casa, così come le intenzioni di partire per le vacanze estive, che salgono al 37,7% contro il 26,2% registrato nel 2024.
Combinando i dati positivi sui fondamentali con questo quadro di fiducia altalenante, Confcommercio ritiene comunque possibile raggiungere una crescita dei consumi reali pari all’1% sia nel 2025 che nel 2026. Se il trend si confermasse, nei prossimi 12 mesi potremmo avvicinarci ai livelli record di consumo pro capite (in termini reali) registrati nel 2007. A sostenere la dinamica dei consumi è soprattutto la spesa per i servizi: le famiglie sembrano sempre più orientate verso soluzioni e prestazioni, piuttosto che verso l’acquisto di beni materiali. In altre parole, si desiderano meno oggetti e più esperienze, competenze e supporto, che permettano di recuperare tempo libero e benessere, liberandosi dai pesi della quotidianità.









